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Il gadget che stava qui è sospeso per 24/48/60 ore.
Stiamo valutando una soluzione alternativa.
Ghe pensi mi, così si espresso il Presidente dell'Isola che ha già riunito un'apposita task force che si concentrerà per trovare la soluzione migliore nel minor tempo possibile.
Nel frattempo nell'Isola c'è agitazione.
Pare esistano forme di vita intelligenti.
Il Presidente è sconvolto dalla raggelante novità.


sabato 2 febbraio 2008

FARFALLE SULLA PARETE 1a parte

Prese il tram, anche se faceva un giro più lungo. Era riposante. Sistemò a terra la busta con la bottiglia di champagne acquistata per l’occasione, si rilassò.
La torta l’aveva già preparata, le candeline pure. Era il suo compleanno, aveva chiesto un giorno di permesso a scuola, nel liceo dove insegnava storia dell’arte.
Tra non molto si sarebbe assentata per un bel po’ di mesi, la ginecologa voleva che si riguardasse.
Era incinta di quattro mesi, già. Quasi non si abituava ancora all’idea.
Era venuto il momento di dirlo ad Ugo, erano tre anni che stavano insieme, anche se avevano continuato a vivere ognuno nel suo appartamento.
E di dirgli anche della casa. Tutto in una volta? Meglio, tutto in una volta.
Come avrebbe cominciato? Mesi fa ebbi un ritardo, andai dalla ginecologa per un controllo, ma non pensavo mai, avevo la spirale…
Ma le spirali a volte si spostano, mi disse…
Perché non te l’ho detto prima? Dovevo convincermene prima io, fare delle indagini, per assicurarmi che fosse sana…E’ femmina, l’ho già saputo…
Ti ricordi l’appartamento messo in vendita accanto al tuo?
Me ne avevi accennato una volta, di sfuggita…
Andai a vederlo, me ne innamorai, mio padre mi ha dato lui la maggior parte della somma…
Ugo certo sarebbe venuto e avrebbe portato i fiori…Non se n’era mai dimenticato…
Negli ultimi tempi era un po’ preso da un lavoro importante, faceva l’architetto, si era anche dovuto allontanare per due lunghi periodi…
A lei aveva fatto quasi piacere, con la gravidanza sentiva un calo del desiderio. Ma ora si sarebbe chiarito tutto.
Bene, lei sperava, lo amava tanto…
Guardò fuori,ebbe un sussulto: Vide prati a destra e a sinistra, la sua fermata era passata, si trovava in periferia, tanto valeva arrivare al capolinea e poi tornare indietro.
Il conducente le disse che c’era una sosta di venti minuti, il tempo di prendere un caffè nel bar lì vicino.
Appena entrò, li vide.
Sedevano a un tavolino in fondo, Ugo le stava baciando il palmo della mano, un suo vezzo affettuoso, ripetuto con lei tante volte…
La donna, le parve di averla già vista, certo, a quella festa da ballo, una dirigente d’azienda, che si era subito appiccicata ad Ugo: lei, al ritorno, gli aveva fatto una piccola scenata di gelosia, tra l’irritato e l’ironico…
Tutto questo le passò nella mente in un lampo. Fece qualche passo verso di loro, colse lo sguardo imbarazzato di lui, gli occhi le si annebbiarono, scivolò a terra, la bottiglia si ruppe, si mescolarono sangue e champagne.

Lui continuava a ripetere che non era in quel modo che Amanda doveva venire a saperlo e Roberta a replicare irritata che era stato lui a rimandare sempre e che se lei lo avesse odiato era meglio, parola di donna, avrebbe superato più facilmente il trauma dell’abbandono.
Era arrivata l’ambulanza, lui non aveva osato accompagnarla - figuriamoci Roberta -
Però aveva subito telefonato a Marina, la dottoressa amica di Amanda, che la frequentava dai banchi del liceo.
Più tardi l’aveva richiamata, per avere notizie:
- Nel suo stato, niente di insolito uno svenimento. Il sangue? Sì, si è ferita
alle gambe con i cocci della bottiglia, ha dovuto avere dei punti.
Se ha detto qualcosa di te? Sì, cinque parole:
- E’ un verme, capitolo chiuso. -
E’ un verme, giusto, proprio così si sentiva e fu ancora peggio quando lei gli fece trovare la valigia con le sue cose in portineria.


Ugo stava bestemmiando, da un’ora non riusciva a far funzionare il computer, e aveva un lavoro importante da finire, quando bussarono alla porta.
Sulla soglia c’era un giovanottone con una tuta schizzata di pittura e un secchio in mano:
- Lavoro nell’appartamento qui vicino, manca l’acqua, posso prendere un secchio qui?-
Parlava un italiano stentato, doveva essere un immigrato.
A Ugo venne voglia di mandarlo al diavolo, di sfogarsi su quell’intruso, pieno di rabbia com’era…poi si scostò e gli fece strada in cucina.
Squillò il cellulare:
- Sì, va bene, Roberta, ho un diavolo per capello, si è bloccato il computer e non riesco a farlo funzionare. C’è il vicino di casa, sì, è uno…, poi ti spiego..
Ciao ciao, a dopo, sì..-

2 commenti:

traccedinchiostro ha detto...

mi piace il tuo modo di scrivere, pacato ed al tempo stesso profondo
complimenti

R.L. ha detto...

Grazie,sei molto gentile,devo dirti che anche tu scrivi molto bene.
Un cordiale saluto.