Arriva il babbo al volante della macchina nuova, finalmente più grande della precedente minuscola 500.
Raffaella è deliziata. Pavoneggiandosi con le amichette dice:
- Mio padre ha la macchina nuova! –
E’ la prima volta che che le sento dire - mio padre – invece che
- babbo -.
Evidentemente il registro linguistico si è adeguato all’importanza dell’avvenimento.
Usciamo a fare un giro. Si corre. Raffaella sfavilla.
A un certo punto si parano davanti due persone, mio marito rallenta, per scansarle.
- Butta totto (leggi: sotto), babbo, butta totto – grida la piccola invasata.
Vatti a fidare di certe facce d’angelo…
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domenica 6 aprile 2008
RAFFAELLA E LA MACCHINA NUOVA
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lunedì 31 marzo 2008
GUIDO E IL LUPO
Gli angioletti sono presenti nell’immaginario dei bambini,
con compiti un po’…maliziosi.
La pioggia: sono gli angioletti che fanno la pipì.
Il tuono: gli angioletti tirano lo sciacquone.
Il tramonto: il sole si corica nel mare, altrimenti brucerebbe il letto e gli angioletti gli rimboccano le onde!
La sera, tra i rituali per esorcizzare la paura del buio, Guido vuol sentire l’elenco dei personaggi che gli sono più graditi:
Sogna la fatina…sogna gli angioletti…(immancabili), adesso viene l’Omino dei sogni con l’ombrello colorato…
Alla fine concludo: - sogna il lupo…
E lui, con un gran sospiro liberatorio, completa:
…di Gubbio – e si addormenta.
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domenica 30 marzo 2008
DIARIO E IL GIGANTE SPACCAINDUE
Nasce un gioco: il gigante Spaccaindue.
Spacca la sedia: diventano due sedie!
Spacca il gatto: diventano due gatti!
Dario si eccita, ride, gli brillano gli occhi.
Passiamo in rassegna cose, animali, tutti duplicati, poi arriviamo alle persone.
- E se spacca papà Fulvio e uno sta di qua – dico io, indicando col dito a sinistra – e uno di là – indicando a destra – tu con quale vai? –
E lui, senza un solo istante di esitazione, indicando uno dei diti:
- con questo – dice.
La mamma la salto: meglio non invadere il recinto del sacro.
Attacco diretto: il gigante adesso spacca Dario.
- No – dice lui prontissimo – un altro Dario già c’è – ( è un suo amichetto del cortile).
L’identità non si tocca, andiamo.
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sabato 29 marzo 2008
RAFFAELLA E LA MUCCA
Raffaella gioca con la mucca Carolina, ottenuta con i punti del formaggino (!)
La accarezza la stringe la munge la cavalca, inventa mille giochi.
Un giorno andiamo in paese, dalla nonna paterna.
In uno spiazzo c’è una mucca accosciata che, al nostro passaggio, come per salutarci, si rizza in piedi ed emette un lungo muggito…
Raffaella mi lascia la mano e spicca una corsa velocissima, il padre a stento riesce a raggiungerla e a portarla in salvo dal passaggio delle automobili sulla strada…
Lo scarto tra realtà e finzione edulcorata di plastica è stato decisamente traumatico..
Da quel giorno la mucca Carolina giacerà abbandonata in un angolo.
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giovedì 27 marzo 2008
MARIA CANTA
Maria non apprende il linguaggio ripetendo nomi, non le interessa il significato, ma solo l’intonazione del discorso, infila sillabe in libertà con tutte le tonalità della voce, dalla dolcezza al richiamo al rimprovero al mormorio…
Ma un giorno, da quell’arruffio ecolalico emerge un significante: Noi,
lo ripete in tutte le salse tonali e poi lo canta, a lungo, mentre spinge il carrozzino della bambola nel corridoio: Noi, noi, noi…
E non sa di evocare la partecipazione, la comunità, il mondo…
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mercoledì 26 marzo 2008
NONNA BILLO E NONNA LELELLA
Sfogliamo spesso quei deliziosi libri per bambini, pieni di buchi colorati, di figure magiche che si sollevano dalle pagine, di animali che si trasformano tirando una linguetta di cartone…
Perciò, appena mi vede, Fabio esclama:
- Nonna, billo! – che è il suo modo di dire libro.
Divento Nonna Billo.
E’ la sera di San Lorenzo. Si parla di stelle cadenti.
Fabio mi prende la mano: - Nonna, lelella! –
E così, tutte le sere andiamo in giardino a guardare le stelle.
E’ più bello essere Nonna Lelella.
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giovedì 20 marzo 2008
LA FATINA DISTRATTA
Andiamo alle giostre.
Giulia, per la strada, dandomi la mano, mi dice giudiziosamente:
Sulla giostra faccio solo due giri, altrimenti la fatina lo dice a mamma e a papà, che mi sgridano.
Non faccio commenti, mi sembra “la buona Giannina “ dei libri di scuola ottocenteschi.
Dopo due giri sui cavallini della giostra, mi sussurra con occhi furbetti:
Però, alle volte, la fatina si dimentica…
E sale sulle automobiline, sulle carrozze, sulle motociclette…
Si ferma, stanca e soddisfatta, solo dopo dieci giri…
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mercoledì 19 marzo 2008
RAFFAELLA E IL MILIONE
Lunghe file di professori nella Banca d’Italia per ritirare lo stipendio.
A me pagano finalmente non so quale liquidazione per anni di servizio prestati in altro ruolo: un milione (di vecchie lire, naturalmente) e rotti.
Raffaella sente la cifra e grida (siamo proprio al centro del salone):
Un milione!! Siamo ricchi!!
E improvvisa un delizioso balletto, sotto gli occhi increduli dei colleghi…
Fortuna che a Napoli non era ancora tempo di scippi e di rapine fuori dalle banche
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sabato 15 marzo 2008
SARA,RAFFAELLA E LA STORIA
Alla maestra non piaceva che le gemelle ripetessero la storia “a parole loro”.
Le bambine mi dissero chiaramente: Non ce la spiegare tu, e si mettevano in un’altra stanza dichiarando che “volevano studiare da sole”.
Le sentivo leggere e ripetere.
A un certo punto Sara, intoppata nelle Idi di marzo, esclamò:
Tu pure, Pluto, figlio mio!
Decisi di non intervenire.
Raffaella era alle prese col De Bello Gallico: Cesare andò in Gallia con le sue legioni.
Non resistetti e mi affacciai nella stanza: Che cosa sono le legioni, secondo te?
La bimba mi sgranò in faccia i suoi occhi di fiordaliso: Forse le grandi leggi di Roma?
In casa, nel lessico famigliare, non usavamo vezzeggiativi, bensì accrescitivi (magari dei diminutivi): Sarettone, Guidone, Faffone…
No, figlia mia, non con le grandi leggi di Roma Cesare si aprì la strada in Gallia, ma col ferro e col fuoco. Le leggi, se mai, vennero dopo.
Non avevo l’animo di dirglielo.
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giovedì 13 marzo 2008
RAFFAELLA E LE PAROLACCE
Scendiamo per la prima volta in cortile.
Le sorelline se ne stanno timidette sul bordo di un’aiuola, guardano le altre bambine più disinvolte e più grandi,che giocano, si rincorrono, gridano, ma si rifiutano di partecipare.
Sembrano divertirsi così, solo ad osservare.
Dopo un paio di giorni, durante un loro litigio per non so quale giocattolo, vedo Raffaella che si rizza in tutta la sua altezza (piccolina), stende la mano con l’indice puntato contro la sorellina e grida: Tetente! (leggi: fetente), invece del solito: Butta cattia!
(brutta cattiva).
Qualcosa è rimasto del cortile…
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martedì 11 marzo 2008
RAFFAELLA E LA GELOSIA
Il petto di Guido sembra un mantice. Il termometro sale vertiginosamente, oltre i quaranta.
Grido al telefono tutta la mia preoccupazione.
Lo specialista accorrerà: bronchite capillare.
Raffaella arriva a passi felpati, mi chiede sommessa:
Mamma che significa: Guido mi muore?
Significa che gli angioletti vorrebbero portare il fratellino su in cielo a giocare con loro, ma noi…
Non mi lascia finire, sparisce dietro il tavolino.
Dopo poco mi mostra un disegno: due angeli con le ali spiegate verso l’alto e un bambino tra loro…
Finalmente una soluzione radicale alla gelosia. Angelica.
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mercoledì 27 febbraio 2008
MATER SEMPER
Compito assegnato dalla maestra : Racconta con un disegno l’incontro tra i tuoi genitori.
Dario, dopo essersi debitamente informato, disegna l’Orto Botanico di Napoli:
due alberi e sotto due personaggi.
Il giovane dice (fumetto): - Io sono Fulvio -
La ragazza risponde (fumetto): - Io sono mamma -
Mater semper.
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domenica 24 febbraio 2008
QUANTE MANI
Maria mi mostra la manina aperta, le dita divaricate:
- Nonna, io ho tutti questi anni. E tu, quanti ne hai? -
Le mostro due mani aperte, e poi ancora e ancora e ancora…Nonna, ma quante mani hai? –
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sabato 23 febbraio 2008
GUIDO E L'INFERNO
La maestra ha detto in classe che chi non va a messa andrà all’inferno.
Guido me lo racconta e mi sorveglia preoccupato con la coda dell’occhio, per vedere la mia reazione.
Lo sa che non vado a messa la domenica (e nemmeno gli altri giorni).
Rido: - Ma io non ci credo all’inferno! -
Azzardo: - Come ci posso andare, se non ci credo? -
Incredibile, se ne va rassicurato.
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martedì 19 febbraio 2008
GUIDO E L'ONNIPOTENZA
- Mamma – mi dice col suo modo semplice di confidarsi
- lo sai che con due dita sposto il muro? –
Mi sono ricordata che da piccola “spostavo” il tram, premendo con la mano sulla spalliera del sedile, era uno dei miei giochi preferiti.
Lui si diverte a salire in piedi sul letto, con la lampada accesa sul comodino alle spalle, che gli proietta un’ombra gigantesca sul muro.
- Sono alto come il nonno Gennaro! - dice estasiato (mio padre era stato granatiere nella prima guerra mondiale, in famiglia circolava la leggenda della sua altezza, notevole a quei tempi).
- Più dell’Orco! Più della strega Pollacchiona! - (gli antagonisti malvagi che si prepara ad atterrare).
Ma un giorno mi arriva intristito e mi sussurra:
- Sai, non è vero che sposto il muro con due dita…-Anche il gioco della lampada finisce.
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lunedì 18 febbraio 2008
GUIDO E L'EDUCAZIONE SESSUALE
Racconto a Guido la storia del semino ecc…e poi il bambino cresce nel pancione della mamma e quando è diventato abbastanza grande bussa e la mamma gli apre la porticina…
Guido va a giocare in cortile, quando torna è adombrato.
-Ho raccontato a Ciro la storia della porticina e lui mi ha detto: - Che schifo! - e poi mi ha detto che non è vero niente, i bambini si comprano! Non ci vedo più: - Le mamme intelligenti ai bambini intelligenti raccontano la storia della porticina, le mamme stupide ai bambini stupidi raccontano che i bambini si comprano, come fossero giocattoli! Al diavolo la democrazia
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domenica 17 febbraio 2008
METAMORFOSI
Siamo in campagna, nella casa di villeggiatura.
Martina (4 anni) insiste:
- Zia, la gatta di Eufemia (contadina vicina di casa) ha avuto 4 gattini, vieni a vedere, perché non te ne prendi uno?-
- Vedi – rispondo – io vivo in un piccolo appartamento di città,non posso tenere animali a 4 zampe (sarebbe complicato spiegarle che detesto gli animali “ammalati d’uomo”), al massimo potrei tenerne uno a due zampe, un uccello. –
- Ma, zia – risponde Martina, con gli occhi sfavillanti di chi ha trovato la soluzione, - se tu il gattino lo reggi con le zampe davanti, lui si mantiene su due sole zampe!-
Metamorfosi di un gatto in uccello…
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sabato 16 febbraio 2008
GUIDO A POMPEI
Andiamo a Pompei.
Parlo dell’eruzione, lava, pietre pomici, nube tossica, fuga dei pompeiani, scavi…
Le sorelle si interessano, studiano già la storia, Guido, più piccolo,
è inquieto, distratto, ansioso di prendere il treno della circumvesuviana per la prima volta.
Ma quando entriamo nella prima casa pompeiana che ci troviamo davanti, si guarda intorno esterrefatto. Poi grida, con grande divertimento degli altri visitatori italiani:
- Mamma, è crollato il soffitto, con tutto il lampadario! -
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giovedì 14 febbraio 2008
MARIA A SCUOLA
Maria non va volentieri alla scuola materna.
Quando viene da me, facciamo giochi liberatori, dove lei è una maestra severissima ed io l’alunna cattiva da castigare.
- Vai a meritare - mi rimprovera e , prendendomi per la mano, mi trascina in un angolo.
Al principio non capivo, poi ho avuto un’illuminazione: voleva dire: - Vai a meditare! - (aggiornamento eufemistico, in chiave misticheggiante del vecchio: - Faccia al muro! - )
Fingo di piangere, ma sono distratta: forse piango con più impegno del dovuto.
Maria si ferma, mi guarda con occhi sgranati: - Nonna, ma è solo un gioco! -
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mercoledì 30 gennaio 2008
SARA E IL SALUMIERE
Sara, otto anni, arrivava col naso a taglio del banco del salumiere.
Banco che allora era di legno rugoso e aveva assorbito tutti gli effluvi emananti dai salumi, salami, prosciutti crudi e cotti, mortadella, pancetta, che lui vigorosamente vi tagliava e incartava.
Sara seguiva quelle operazioni con occhi incantati. Quei colori, dal rosa pallido al rosso cupo e quegli odori, che promettevano sapori squisiti al suo palato, per lei erano il massimo della delizia.
In un tema in classe scrisse che da grande voleva fare il salumiere,
proprio così, al maschile.
La maestra, che già mal sopportava il suo allegro e indifferenziato
tu, e il suo cantare una specie di mantra a bocca chiusa quando era molto concentrata, inorridì: - Una figlia di professionisti! –
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