La situazione divenne intollerabile, i bombardamenti imperversavano anche di giorno: ricordo una volta, a via Toledo, la folla in fuga, che mi schiacciava contro il muro, dove rimasi, bloccata dal panico, finché una donna mi trascinò via con sé, in un rifugio poco lontano…
Un’altra volta dovemmo scendere dal treno, fra la stazione del Corso Vittorio Emanuele e Montesanto, perché era mancata la corrente. Camminavo incespicando in un tunnel al buio, chi poteva si accendeva una torcia col giornale, un ragazzo che aveva solo un accendino mi chiese della carta e io sacrificai una parte del libro delle Fiabe di Andersen che avevo con me…
Quanto mi piacevano le canzoni del tempo di guerra! Ancora adesso, restano dolci nella memoria con i loro motivi, perché comunque legate alla fanciullezza:
La Sagra di Giarabub: Colonnello non voglio pane
dammi il piombo per il moschetto
……………………………………
Colonnello non voglio l’acqua
dammi il fuoco vendicatore…..
ma la preferita era: Soldatini di ferro, tanto più che me la cantava mio cugino Fernando, con il quale avevo un feeling infantile:
Dice il bimbo : Papà, per favor
sai tu dirmi se in petto hanno un cuor?
Sorridendo il papà dice: No
I soldati che vedi oggidì
Sono tutti di ferro così.
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lunedì 5 novembre 2007
DIARIO DI GUERRA 6 puntata
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Nicolanondoc
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07:37
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domenica 4 novembre 2007
ANATOMIA DI UN INCONTRO

Ciao gente, rieccomi qui!
Ovviamente, scherzavo quando vi ho scritto di trovarmi a Casablanca.
In realtà, come accennai prima della partenza, sono stato in Emilia e qui finalmente ho incontrato una persona che conobbi qualche annetto fa, proprio su f.i.a.
E' stata un'esperienza emozionante che ha disvelato delle bellissime qualità umane di questa persona ed è servita ed a sfatare la convinzione (piuttosto diffusa) secondo cui gli amici di chat restano quasi sempre virtuali...
Un abbraccio a tutti e a presto.
Nella foto: Autunno in Emilia
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Anonimo
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13:16
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4 novembre commemorazione della fine della 1° guerra mondiale
Sono appena tornato dalla commemorazione della prima guerra mondiale, eravamo in tante associazioni alla santa messa celebrata alla casa d'Italia di Zurigo presente diverse autorità Italiane
e Svizzere presenta naturalmente noi alpini con il coro delle penne nere,
Non manco mai a questa ricorrenza e un modo per trovarsi tutti assieme noi emigranti di tutte le regioni d'Italia qui noi ci sentiamo tutti italiani, credo che mi capite nessuno e diverso
perché viene dal nord o dal sud.
Saluti carissimi,
Tomaso
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Tomaso
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12:56
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Etichette: per non dimenticare, tomaso
DIARIO DI GUERRA 5 puntata
Avevo ascoltato per anni i racconti di guerra di mio padre, che era tra i pochi uomini alti all’epoca, infatti aveva combattuto da granatiere nella Prima guerra Mondiale, a 20 anni, ed era stato anche ferito a un braccio. Descriveva la vita di trincea, gli scontri corpo a corpo con gli Austriaci sul Monte Grappa, quando avanzava con la baionetta inastata, come ubriaco, e una volta ci raccontò la fucilazione di un giovanissimo commilitone napoletano, che aveva cercato di fuggire e, riacciuffato, era stato subito fucilato mentre invocava a gran voce: “Mammà, Maronna mia!”
Erano comunque fatti lontani, mitici, mentre questa guerra era vicina, incombente, ci stava addosso a tutti, grandi e piccini.
Quando i bombardamenti si intensificarono, che tormento svegliarsi di notte al suono della “sirena” che ululava in cima ai tetti, rivestirsi in fretta e correre nel “rifugio”, che poi era lo scantinato del palazzo: le prime volte noi ragazzi giocavamo a nascondino dietro i pilastri, ma poi il rumore delle esplosioni impressionò anche noi…La mattina dopo cercavamo per strada le schegge della contraerea, però corse voce che i bombardieri lanciavano penne, che esplodevano in mano ai bambini e ci fu proibito di raccogliere qualunque cosa per la strada.
Sentivamo di palazzi crollati per i bombardamenti, di gente rimasta senza casa…Ormai dormivamo vestiti, per essere più pronti a scendere nel rifugio quando suonava l’allarme..
La sera una processione di famiglie si recava a passare la notte sotto la grotta che congiungeva Fuorigrotta con Mergellina: i più tempestivi, o più prepotenti, si erano accaparrati i posti al centro, considerati i più sicuri, ma i miei genitori non ci vollero mai mettere piede.
Altri, per paura o perché non avevano più casa, dormivano sui gradini delle scale della metropolitana: la mattina, per andare a scuola, dovevamo scavalcare corpi maleodoranti e misere masserizie…
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Nicolanondoc
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08:07
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sabato 3 novembre 2007
Buonasera,
A tutti, in questi giorni ho trascurato l'isola, motivi di forza maggiore.
Qualcuno sa già il motivo.
See you later
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NUVOLETTA
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21:37
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Zurigo con il suo lago
Carissimi dell'isola che c'è vi mando un grande saluto da Zurigo la sua caratteristica forma di ferro di cavallo vista del suo bellissimo colle Uitiliberg caratteristico con un grandissimo Hotel Ristorante, da Zurigo viene raggiunto con un speciale trenino e la meta di tanti Zurighesi che vanno per grandi passeggiate immaginate che d'inverno si può scendere fino Zurigo con la slitta
e un posto incantevole.
A tutti un simpatico sorriso come dice la nostra cara Rosy.
Tomaso
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Tomaso
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17:16
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Etichette: dove io vivo, tomaso
100 volte buon giorno!
...perché così mi va
e nessuno mi censurerà ;)
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Angela
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09:45
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DIARIO DI GUERRA 4 puntata
La prima sensazione della guerra è legata all’oscuramento.
La sera bisognava spegnere le luci o almeno schermare le finestre, per evitare che i bombardieri nemici individuassero i centri abitati.
Mio padre una sera stese un enorme foglio di carta azzurrina – quella usata per impacchettare i vermicelli – sulla tavola della cucina, sotto la carta moschicida, punteggiata di nero dagli insetti che vi erano rimasti invischiati, la tagliò a strisce e l’incollò sui vetri delle finestre, per evitare che si rompessero “per lo spostamento d’aria”, dovuto alle esplosioni.
Quando faceva buio, accendevamo una fioca luce solo in cucina, dove i vetri delle finestre erano stati completamente ricoperti da una carta nera lucida, quella che usavamo per ricoprire libri e quaderni scolastici, perché il nero mantiene (=dissimula) lo sporco.
Il capopalazzo girava intorno all’isolato delle Case Popolari - rione Duca d’Aosta - dove abitavamo e richiamava con voce stentorea gli inosservanti: signor Pagano! Spegnete le luci! Signora Valentini!
A proposito di quest’ultima, mi è rimasta impressa una sua conversazione con mia madre: la signora si mostrava molto compiaciuta perché dalla contraerea nemica non era stato abbattuto l’aereo pilotato da suo figlio, bensì quello che gli volava a fianco.
Lei attribuiva lo scampato pericolo del figlio alle sue preghiere, rivolte alla Madonna di Pompei.
E io pensai a quell’altro aviatore caduto con una stretta al cuore: per lui non aveva pregato nessuno?
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Nicolanondoc
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07:57
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venerdì 2 novembre 2007
DIARIO DI GUERRA 3 puntata
Del Fascismo mi piaceva la mia divisa di Piccola Italiana, con la M di legno colorato cucita sul taschino,il gonnellino nero e il mantello che si chiudeva in gola con una catenella dorata: ah, quanto amavo il mio mantello, che indossavo ogni sabato per l’alzabandiera, davanti alla Casa del Fascio, dove c’era un altorilievo che rappresantava Filippo Corridoni…
E fu in quella casa del Fascio che per la prima volta incontrai il Teatro: non ricordo più l’argomento della recita, fatta da ragazzi della G.I.L.(Gioventù Italiana Littorio), probabilmente riguardava la guerra e l’immancabile vittoria finale, ma il momento culminante fu la canzone di Lili Marlene, cantata da una ragazza, sotto un finto lampione, con un costume che al cambio delle luci si colorava di blu di rosso di giallo…Ne fui affascinata
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Nicolanondoc
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20:12
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DIARIO DI GUERRA 2 puntata
Il giorno dopo, 10 giugno, nel pomeriggio stavo tornando con mia madre verso casa e vidi improvvisamente le strade vuotarsi: la gente correva nei bar o a casa per ascoltare il discorso di Mussolini, la dichiarazione di guerra…
La voce tuonava dagli altoparlanti, io non capivo gran che, ma quando cominciarono a trasmettere le ovazioni della folla sotto il balcone di Palazzo Venezia, mia madre, che aveva già sofferto la Prima Guerra Mondiale, esclamò risentita:
“Vide lloco, chillu disgraziato!”
Raggelai: disgraziato al Duce, quello della gigantografia, delle letture sul mio libro di V elementare che inneggiavano al Fascismo, ai suoi martiri…Avevo perfino vinto un premio, in una gara tra gli alunni delle scuole elementari di Napoli, per un tema sul Duce…
Però non chiesi nulla: non si usava, ai miei tempi, chiedere spiegazioni ai grandi.....
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Nicolanondoc
alle
10:56
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giovedì 1 novembre 2007

Ho trovato questa img
mentre navigavo in
rete, è il simbolo
dell'isola che c'è
mi piacerebbe se
la pubblicaste sul
blog? Grazie
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NUVOLETTA
alle
22:58
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queste giornate.
Buona sera miei cari amici,
vi scrivo dalla postazione del faro, dove si può riflettere meglio , forse perché si può guardare oltre ai confini anche degli uomini. Oggi mi chiedevo come mai si festeggia così tanto la festa di Halloween? Mi chiedo perché si ama così tanto la cultura estera o gli altri paesi, dimenticando la meraviglia che si ha qui nel bel paese. Oggi durante una discussione fatta alla lezione di vocalità, ci si chiedeva il perché venga così bistrattata la nostra cultura. Oggi ho compreso una cosa,: non c'è tutto del storto nel nostro pensare, vi sono cose che possono veramente arricchire noi tutti.
In ogni modo vi saluto miei cari, torno lassù, do un bacio alle donzelle Raffy Angela Rosi Lella un tanti auguri ancora a Nicola, e un inchino al nostro sindaco Tommaso!
Ciao Luca.
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Cucchiaio d'Oro
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21:32
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DIARIO DI GUERRA 1 puntata
Era il 9 giugno 1940, avevo compiuto nove anni da pochi giorni, mio padre mi condusse a visitare la Mostra d’Oltremare, che quella sera si inaugurava (sarebbe stata chiusa il giorno dopo) in una vasta area, ai margini del mio quartiere, Fuorigrotta, in uno sfolgorio di luci e una grande ressa di visitatori.
Stringevo forte la mano di mio padre e guardavo con occhi stupiti quel paese delle fiabe, i minareti di pietruzze luccicanti, gli ascari con i loro costumi sgargianti (era la prima volta che vedevo un uomo “di colore”), la breve teleferica, che congiungeva la Mostra alla collina di Posillipo, ma soprattutto m’incantò la Torre del Partito, all’entrata, tutta illuminata, la cui parete frontale era interamente coperta da una gigantografia di lui, il Duce, a mezzo busto, in posa di condottiero, con un sorriso smagliante, che prometteva sicurezza, assicurava il successo, garantiva la vittoria.....
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Nicolanondoc
alle
15:13
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CHE INCONTRO !

Cari amici, profitto di un Internet point, annesso al bar dove sto facendo colazione, per darvi una grande notizia: ieri ho avuto l’ incontro di cui vi accennai, un incontro importante, decisivo, che cambierà *radicalmente* la mia vita. Al momento non posso dirvi di più, sappiate soltanto che sono tanto, ma tanto, felice…
Un cordiale saluto da CASABLANCA
Nigelia
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Anonimo
alle
08:31
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