Più tardi comunicò allo zio che si era sposato, che non voleva più vedere sua zia e che da quel momento avrebbe consumato i pasti nel suo appartamento.
Lo zio trasecolò: e chi glielo diceva alla moglie?, ma il nipote fu perentorio e lo lasciò, senza dargli il tempo di replicare.
Passarono mesi di inutili tentativi di risvegliare Ida, nonostante Alberto le parlasse ogni giorno e le facessero ascoltare il pianto del bambino.
Un giorno la zia si presentò inopinatamente al nipote, che tentò di respingerla con durezza, ma lei insistette: - Prima ascoltami, ho i miei torti e ti chiedo scusa.
Ma il bambino devi farmelo vedere, non puoi negarmelo, ho cresciuto te, saprò bene badargli, meglio di qualsiasi mercenaria. Ti prego, ti prego –
Alberto rimase di sasso: in tanti anni non l’aveva mai sentita pregare, non l’aveva mai vista in quello stato.
Era pur sempre la sua madre adottiva. – Va bene – disse brusco.
La zia prese teneramente in braccio il piccino, lo baciò, lo vezzeggiò.
Poi entrò nella stanza dove giaceva Ida. Era tornata ad essere la Comandante.
Si avvicinò al letto e disse, con la sua solita voce imperiosa, a cui niente e nessuno aveva mai resistito:
- E allora, ragazza mia, ci vogliamo svegliare, che hai un marito e un figlio da accudire? –
Alberto e l’infermiera non credevano ai propri occhi, quando videro le dita della mano di Ida scosse da un tremito.
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lunedì 24 marzo 2008
COLPO DI FULMINE fine
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venerdì 21 marzo 2008
COLPO DI FULMINE 11a parte
A casa, Alberto trattò la zia con grande freddezza e si chiuse a riccio. Però riprese le galoppate mattutine con Adalgisa e ne apprezzò la discrezione.
Dopo più di una settimana, in cui se ne era stato sempre incupito in disparte, senza parlare con nessuno, tornando da una galoppata, sentì venire da un cespuglio il fischio con cui Fabrizio lo chiamava quando giocavano insieme da piccoli, per una scappatella segreta.
Frenò di botto, facendo imperiosamente cenno ad Adalgisa di proseguire.
L’amico uscì dai cespugli e gli sussurrò:
- Ha partorito, sta molto male, si teme che non ce la faccia. –
Senza dire una parola, Alberto smontò da cavallo, tese le briglie a Fabrizio e si precipitò in automobile all’ospedale. Incontrò per primi gli amici inglesi:
- Il bambino è nato, è bellissimo – disse la signora – ma Ida sta male, ha perduto molto sangue –
Si aprì la porta della stanza dov’erano le puerpere, ne uscì una barella. Si intravide il viso pallidissimo di Ida.
- Dove la portate?- Alberto quasi gridava.
- In sala rianimazione, ha bisogno di una trasfusione.
- Bene, chiamate il prete, voglio sposarla in articulo mortis –
La cerimonia fu celebrata di corsa, lungo il corridoio. Ida sbatté le ciglia per dare l’assenso, gli amici inglesi fecero da testimoni.
Dopo qualche ora di nervosa attesa, Alberto seppe che sua moglie era entrata in coma.
Corse a casa, diede ordine di preparare due stanze, una per la nurserie e una per Ida e l’infermiera che l’avrebbe assistita e più tardi tornò con moglie e figlio in un’ambulanza.
Si era svolto tutto così in fretta, aveva deciso tutto senza avere nemmeno il tempo di riflettere
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martedì 18 marzo 2008
COLPO DI FULMINE 10a parte
La zia, dopo il licenziamento di Ida, si era apparentemente arresa, sembrava bastarle che il nipote si fosse messo a studiare d’impegno,
per completare gli esami che gli mancavano per laurearsi.
Una caldana di gioventù, un fuoco di paglia che sarebbe finito presto.
Anche Adalgisa sembrava aver rinunciato, veniva raramente e rideva di meno.
La consuetudine delle galoppate mattutine era cessata.
Lo zio Allocco un giorno lo chiamò in disparte, costretto dalla moglie, e gli pose precise domande.
Alberto rispose candidamente che era molto innamorato, che era stupito lui stesso di esserlo e che per il momento non voleva porsi problemi.
Ida superò gli esami e per Alberto, che si era intanto laureato, arrivò il momento di partire per un master negli Stati Uniti. Sei mesi. Gli sembrava insopportabile l’idea di separarsi da lei, che pareva accettare meglio la situazione, anzi, negli ultimi tempi, era sembrata meno appassionata, anche se più dolce e tenera.
I mesi volarono. I due amanti si telefonavano e si scrivevano molto spesso, ma Alberto a volte avvertiva come una nota stonata, una reticenza di lei e non sapeva darsene ragione.
Finalmente il master finì, eccolo di ritorno, corre alla villa degli amici, ma Ida non è in giardino ad aspettarlo, come al solito.
L’amica inglese lo invita in salotto, vuole parlargli prima che incontri Ida.
Con molta circospezione e giri di parole, mentre l’ansia di lui diventa incontenibile, gli dà la notizia: Ida è incinta.
Perché non gliel’ha detto finora, glielo spiegherà lei stessa.
Gli raccomanda di essere gentile, la gravidanza è difficile, e poi Ida è stata minacciata da sua zia, per telefono e per lettera…
Alberto entra nella stanza, Ida si alza dalla poltrona e gli va incontro
Lui la guarda allibito, la vede deformata,sofferente:
- Ma come ti sei ridotta! – e poi non riesce a frenarsi:
- Perché non mi hai detto niente? Perché mi hai tradito? Io non sono pronto per tutto questo.
- Lo vedi – dice lei quietamente e si ferma, con le braccia distese lungo il corpo:
- Avevamo ragione noi a tacere. Se te lo avessi detto subito, mi avresti probabilmente chiesto di abortire e io avrei dovuto scegliere tra te e lui. – Si mette una mano sul ventre – Adesso invece sei tu che devi scegliere, tra noi e senza noi. –
A lui quel noi, sottolineato dalla voce di lei, non piace, non le si avvicina, la guarda con uno straniamento che lei avverte.
Gli occhi le si riempiono di lacrime.
- Dammi tempo, devo riflettere – Alberto si avvia alla porta, lei, non l’ha neanche sfiorata.
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domenica 16 marzo 2008
COLPO DI FULMINE 9a parte
- Che cos’è il bovindo?- saltò su lei, dimenticandosi del resto, sembrò una scolaretta col professore.
Te lo dico dopo, accidenti mi fai perdere il filo. –
Gli venne da ridere a tutt’e due.
Lei però ridiventò di colpo seria:
- Vattene adesso, sì, colpo di fulmine, ma poi hai detto: non è successo niente.
Ho sofferto troppo, mi vergogno di dirlo, forse nemmeno quando è morto mio padre ho sentito un dolore così forte. Adesso basta, vattene, tanto poi dopo diresti di nuovo: non è successo niente. Vattene. –
Si era girata col viso rivolto alla parete, per non guardarlo.
Lui continuò: -La vita è sempre un rischio, carissima. Il dolore è sempre in agguato, ma noi adesso abbiamo un’occasione unica. Amiamoci –
La voce si era fatta appassionata.
- Sì, è vero, avrei voluto resistere alla passione, ho avuto paura dopo quel bacio, ma poi ho capito che era una vigliaccheria. Ti amerò quanto si può amare. Ti proteggerò sempre, non ti lascerò mai sola. Amiamoci. -
Lei continuò a stare col viso girato.
Lui ebbe un gesto di sconforto, si avviò verso la porta. Per la prima volta camminava con le spalle curve.
Quando stava già per girare la maniglia, sentì il grido di lei: - Ecchì –
Si voltò e vide che lei gli tendeva le braccia.
Fu un anno di autentica felicità.
La mattina dopo quella notte in cui i due giovani avevano scoperto che la passione che li univa era ancora più grande di quanto essi stessi avessero immaginato, Ida si era trasferita presso una famiglia di inglesi, amici di Alberto,che le avevano destinato un monolocale nella loro villa.
La mattina Ida andava a scuola, nel pomeriggio studiava e si occupava della bambina dei padroni di casa, che aveva cinque anni, rivelando una grande finezza psicologica nel comprendere le esigenze dell’età infantile.
La sera, quasi sempre, arrivava Alberto.
La domenica se ne andavano in gita, alla ricerca, nella natura, di cornici di bellezza romantica al loro sentimento.
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venerdì 14 marzo 2008
COLPO DI FULMINE 8a parte
Dopo, mentre lei piangeva, gli si snebbiò la mente, la prese tra le braccia, le chiese perdono perdono perdono.
Piansero tutt’e due. Da quel giorno Fabrizio la evitò accuratamente.
Un giorno però se la trovò improvvisamente davanti, lei così timida e schiva, con aria decisa. Non ebbe il tempo di meravigliarsi e di chiedere spiegazioni
Lei saltò i preamboli:
- Sono incinta -, disse, con una strana voce, più profonda, venata come di una tenerezza e di una forza nuove.
- Mi terrò il bambino in ogni caso,e perciò me ne vado. Sono venuta a salutarti. –
Se ne andò, lasciandolo più che stupefatto. Colpito al cuore.
Non si era ancora riavuto della sparizione di Ida, e questa adesso…
per quella maledetta volta che era ubriaco e pazzo di gelosia per l’altra…
Che scherzi, la vita…
Poi si vergognò e andò a cercarla.
Si sposarono dopo un mese, prima che Monica diventasse un promontorio ambulante, visto che aspettava due gemelli.
Al di là di ogni previsione degli stessi protagonisti, l’unione risultò serena e affiatata.
Alberto entrò e trovò Ida seduta sul letto, con le mani intrecciate alle ginocchia piegate.
Gli mostrò con un cenno la valigetta aperta su un tavolino, con i libri.
Lui ne prese uno e cominciò a sfogliarlo lentamente, stando in piedi.
All’improvviso si udì la voce di lei:
- Lo so perché sei venuto, è inutile che fingi di interessarti ai libri.
- Sei venuto per l’ius primae noctis? Il padrone e la serva.
Se è così, te ne puoi anche andare. –
Lui si appoggiò alla spalliera di ferro, ai piedi del lettino:
- Niente ius primae noctis, niente stupri, niente violenza, niente padrone. Anche se quando ti ho chiesto di Fabrizio, se mi avessi detto che eri stata con lui, credo che ti avrei presa per la gola.
Ti amo,tutto qui. E mi ami anche tu. Quando ci siamo visti la prima volta e tu facesti tremare il vassoio, sai bene che tra noi c’è stato un colpo di fulmine…E a tavola, quando mi facesti colare il sugo sui pantaloni, e quando ti vidi dal bovindo…-
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mercoledì 12 marzo 2008
COLPO DI FULMINE 7a parte
Fabrizio restò impietrito quando lei andò a dirgli che non poteva più andare alla festa con lui, perché non si sentiva bene. C’era quasi da crederle, tanto era pallida.
Sentì che non era un semplice rimando, che la stava perdendo proprio adesso che gli era sembrato di poterla finalmente avere per sé, quella giovane donna che gli era entrata nel sangue.
Se ne andò avvilito in camera sua, ma dopo un poco decise di andare a bussare alla porta di Ida, per convincerla ad uscire o, quantomeno, a tenerle compagnia, per ricucire un dialogo.
Ma davanti alla porta di lei c’era Alberto che stava giusto girando la maniglia per entrare, segno che la porta era stata lasciata aperta dall’interno per lui.
Era questo il malessere, dunque.
Lo invase una furia cieca, per un momento pensò di prendere a pugni il rivale, come quando erano ragazzi, si sentì tradito, miserabile, frustrato, scese la scale come un pazzo per fare un giro in giardino, si sentiva soffocare.
Passò davanti alla casa del giardiniere, nel piccolo orto scorse Monica che annaffiava le piante:
- E tu che fai? – l’aggredì, - non sei ancora pronta? Sbrigati, tra un quarto d’ora ripasso –
Si rese conto, mentre parlava, dell’assurdità delle sue parole, ma vide che Monica, pallidissima anche lei, assentiva come se tra loro nulla fosse cambiato.
Dopo poco, Fabrizio ripassò in automobile, la ragazza stava già sulla soglia con un abito un po’ scollato, bleu a fiori bianchi, che le stava molto bene.
Ballarono tutta la sera, senza quasi scambiare parola,videro i fuochi d’artificio, che si aprivano nel cielo, come grandi occhi complici di tutti gli amori, risalirono in automobile, ma Fabrizio a un certo punto lasciò la strada provinciale e s’inoltrò in una radura, tra fitti cespugli.
Aveva bevuto molto.
Monica non aveva detto quasi niente durante tutta la serata, accettava, come al solito, paziente e innamorata, ma quando lo sentì venirle addosso con l’alito pesante e gli occhi iniettati di sangue, tentò di aprire lo sportello per sfuggirgli.
Lui l’afferrò, sogghignando che lo sapeva bene che cosa piaceva alle donne, abbassò i sedili di scatto, le strappò il vestito di dosso, la costrinse.
Fu quasi uno stupro.
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lunedì 10 marzo 2008
COLPO DI FULMINE 6a parte
Alberto stava salendo un po’ stancamente la scala che portava alla sua camera, in fondo al corridoio c’era la biblioteca, dove non aveva più messo piede.
Mentre raggiungeva la porta della sua camera, vide Fabrizio uscire dalla biblioteca.
Rapidamente entrò nella sua stanza e chiuse la porta, per riaprirla un minuto dopo e precipitarsi anche lui in biblioteca.
Ida stava già in piedi, pronta ad andarsene.
- Dove vai? – Non usò mezzi termini e nemmeno lei:
- Al ballo, naturalmente. –
- Non studi? –
- Non studio più, non ce la farei mai –
Si fronteggiavano come due nemici.
- Vai con Fabrizio? –
- Sì -, fu un sì quasi sibilato.
- E Monica? –
- Non posso farci niente, lui giura che non l’ama più –
- Ti vuoi mettere con lui?-
- Forse, è una brava persona, mi dà sicurezza –
Il tono di lui si fece minaccioso, gli occhi mandavano lampi:
-Sei già stata a letto con lui? –
Lei per un momento gli tenne testa, sfidandolo, fu tentata di dirgli:
- Sì -, poi ebbe un gesto di scoramento e di stanchezza e disse, a bassa voce: -No –
- Quando dovevate uscire? – la voce di lui si era fatta più calma.
- Tra un’ora –
- Bene, va’ a dirgli che hai mal di testa e che non puoi uscire – e il tono si fece di nuovo, se non minaccioso, imperioso.
- Tra un’ora ti raggiungo in camera tua, voglio vedere quei libri di tuo padre. –
Non aspettò la risposta e quando lei provò a muovere le labbra, era già sparito.
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domenica 9 marzo 2008
COLPO DI FULMINE 5a parte
Lei esitò di nuovo: - Ecchì –
- Ecchì? E che significa? –
- E’ un’abbreviazione –
- Di cosa? – si inalberò lui.
- E chi si crede di essere? – disse lei tutto d’un fiato.
- Ah, ah – ripeté lui come prima, ma con una nota impermalita.
- Adesso chiamo qualcuno che ti accompagni in camera, ci vorranno almeno due-tre giorni di convalescenza, intanto dirò a mia zia che è stata colpa mia, che ti ho detto io di prendermi il libro, e che ti assumo per riordinare la biblioteca, data la tua competenza. –
Prima che lei avesse il tempo di replicare, aprì la porta e se ne andò, dimenticando il documento.
Così Ida diventò bibliotecaria ( la zia non gradì affatto, ma cedette alle insistenze del nipote: un capriccio, meglio farglielo passare) e Alberto di tanto in tanto la raggiungeva, con la scusa di controllare i cataloghi.
Scambiavano poche frasi, parlavano molto di più gli occhi.
Un pomeriggio Alberto entrò silenzioso nella biblioteca ingrigita dalla pioggia..
Lei non aveva acceso il lume sul tavolo, stava immobile dietro i vetri battuti da un torrente d’acqua, affascinata dalla tempesta e non lo sentì arrivare.
Si voltò quando lo sentì alle spalle, quasi ne avesse avvertito il calore.
Scoppiò un tuono.
Fu un movimento simultaneo, si trovarono abbracciati, si baciarono e rimasero a lungo così, l’uno aderendo al corpo dell’altra, senza parlare.
Si sentì da lontano il suono del gong, lui si staccò, le diede un buffetto affettuoso sulla guancia e se ne andò, lasciandola sopraffatta da quell’inaspettata felicità.
Tre giorni dopo, tre lunghissimi giorni dopo, lui tornò in biblioteca.
Ida stava leggendo, alzò su di lui due occhi così pieni d’amore e d’allegria che lui ebbe un attimo di esitazione , poi le disse, con voce più brusca del dovuto: - Bada che fra di noi non è successo niente – e se ne andò rapidamente, quasi sbattendo la porta.
Venti giorni dopo, c’era un gran fermento nella villa.
Nel pomeriggio quasi tutta la servitù, almeno i più giovani, erano in libera uscita, si preparavano al ballo che ci sarebbe stato in piazza, per la festa del santo patrono, in attesa dei fuochi d’artificio, la notte.
Era un momento importante per le coppie, che si formavano all’occasione o si consolidavano.
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giovedì 6 marzo 2008
COLPO DI FULMINE 4a parte
Gli schiaffi che le diede per farla rinvenire furono un po’ più forti del dovuto, tanto si era innervosito, con lei e con se stesso: Ida gli spalancò faticosamente nel viso quei suoi incredibili occhi azzurri, lui andò a suonare il campanello per chiamare qualcuno, che gli portasse una borsa col ghiaccio e una benda per fasciarle il piede dolorante.
Finita l’operazione, eseguita con mano esperta, le chiese, con un tono severo, quasi aggressivo:- Che diavolo facevi lassù? Perché toccavi le edizioni rilegate? –
- Cercavo un testo di Dickens, ma quelle edizioni non sono poi così preziose, io me ne intendo…-
Con naturalezza, gli raccontò la sua storia: figlia di un antiquario di libri,stava frequentando l’ultimo anno di un istituto superiore, quando il padre si era gravemente ammalato. Lei aveva dovuto interrompere gli studi per curarlo, il negozio era stato gestito dal fratello minore del padre, ricomparso per l’occasione, che lo aveva venduto e scialacquato buona parte del ricavato, con la scusa di dover pagare vecchi debiti, il resto se n’era andato per le cure e il funerale.
Del negozio del padre aveva salvato solo quattro edizioni rare, che aveva in camera, in una valigetta.
Rimasta sola, per sfuggire allo zio che tentava di molestarla (e qui arrossì di nuovo violentemente) si era rivolta a una delle sue insegnanti che le aveva trovato quel posto di lavoro.
Studiava quando poteva, sperando di poter superare l’esame finale da privatista, per questo le serviva quel libro.
Lui l’aveva ascoltata senza mai interromperla, accigliato.
Alla fine lei gli prese una mano:
- Per carità, non dica niente alla Comandante, altrimenti perdo il posto.-
- A chi? -
- A sua zia – si corresse subito lei.
- Ah, è così, metti i nomignoli…E a chi altro,dimmi? –
Lei disse, esitante: - Suo zio è…è l’Allocco, Fabrizio lo Spasimante…-
- Ma come, non stava con Monica, la figlia del giardiniere? –
- Prima, ma da quando sono arrivata io, non mi dà pace, e io sono pure amica di Monica…Poi – qui Ida esitò un istante – l’Oca Giuliva…-
- L’Oca Giuliva, ah, ah – sottolineò lui, tra la risata e l’esclamazione,
(non c’era stato bisogno di dire chi fosse) – E io? –
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martedì 4 marzo 2008
COLPO DI FULMINE 3a parte
Una settimana dopo, passata a rodersi senza rivedere Ida, Alberto stava scendendo le scale per raggiungere gli invitati in giardino.
La zia dava una festa per il suo compleanno.
Sapeva che Adalgisa lo aspettava per ballare e ne era infastidito, chissà cosa si aspettava da lui…
Passando davanti a un bovindo, la vide.
In uno spiazzo dietro la villa si era radunata la servitù, alcuni ballavano al suono dell’orchestra che si sentiva bene anche di lì.
Ida aveva i capelli sciolti, una grande matassa bionda che ondeggiava con lei, un vestito bianco aderente, ballava con Fabrizio.
Lui si fermò a guardarla, incantato, si dimenticò della festa,rimase lì inchiodato per almeno mezz’ora e quando arrivò finalmente in giardino, le coppie si erano già formate, tutti ballavano, la zia ed Adalgisa erano palesemente contrariate, ma lui non se ne curò, non si scusò nemmeno per il ritardo e non invitò mai la sua pretendente, anzi questa definizione che gli era venuta in mente, lo mise quasi di buonumore.
Non c’è crudeltà psicologica maggiore di quella di chi ami un/a altro/a verso chi lo ama inutilmente.
Già, ma lui, allora… amava un’altra?
Un pomeriggio Alberto entrò di furia nella biblioteca, aveva dimenticato un documento che gli occorreva d’urgenza.
Il vasto salone era già in penombra.
Accese le luci e rimase di sasso: su una scala era arrampicata Ida, che aveva preso un volume dallo scaffale più alto.
Contemporaneamente la ragazza vide lui, il volume le sfuggì di mano e cadde a terra con un tonfo, spaginandosi.
Lei diventò color porpora, prese a scendere velocemente, ma a metà scala mise un piede in fallo, lanciò un grido, continuò a scendere, però venne meno per il dolore e sarebbe caduta in malo modo se lui non l’avesse presa a volo e deposta sul divano.
Quando se la trovò tra le braccia, non avvertì alcuna emozione, perché tutto accadde troppo in fretta, ma quando le mise le mani sotto la camicetta per slacciarle il reggiseno, si accorse suo malgrado che gli tremavano. Anche a lui!
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domenica 2 marzo 2008
COLPO DI FULMINE 2a parte
Lui si alzò e – incredibile – le tolse il vassoio dalle mani e lo appoggiò sul tavolino.
Rimasero in piedi, l’uno di fronte all’altra, per un lungo momento, sopraffatti da una misteriosa empatia.
Poi lui si sedette e la invitò a fare altrettanto.
Si guardavano così intensamente che a un osservatore lontano sarebbero sembrati impegnati in una fitta conversazione.
Invece Alberto le chiese solo il nome. Lei disse:”Ida”
“Sei nuova?” “Sì”
Arrivò un richiamo da lontano, la ragazza si alzò e si allontanò senza dire altro, lasciandogli una strana sensazione, come di intontimento.
Si dice che il colpo di fulmine derivi da un rapido e inconsapevole calcolo delle probabilità, che la persona che ci sta di fronte sia quella giusta per noi…
Comunque sia, quello fu certamente un duplice colpo di fulmine…
Poco dopo arrivò dalla villa vicina Adalgisa, già a cavallo, per la solita galoppata mattutina.
Fabrizio, che curava la scuderia ( era stato compagno di giochi di Alberto)
già era pronto col suo cavallo.
Cominciarono a correre affiancati, lui più del solito silenzioso e distratto.
Adalgisa era la pupilla di sua zia, che non perdeva occasione per fargliela incontrare, ma non era proprio il suo tipo: bruna, alta, robusta, sempre perfetta, elegantissima, maledettamente convenzionale…
Più tardi, a tavola, le risate “cerimoniali” della ragazza gli dettero particolarmente fastidio. Ed ecco entrare Ida, che, nel porgergli il piatto di portata, lo fece inclinare un poco – al solito le tremavano le mani – e gli fece scorrere un po’ di sugo sui pantaloni nuovi!
Lui si era alzato,asciugandosi con un tovagliolo – le aveva già tolto il piatto dalle mani per evitare altri disastri -.
La ragazza era diventata color porpora e sembrava sul punto di venir meno, poi era fuggita piangendo in cucina.
Alberto aveva assicurato che non era niente, in altre circostanze avrebbe fatto faville.
Adalgisa l’aveva guardato stupita di sottecchi, la zia aveva commentato gelidamente che quella cameriera era un disastro, al massimo poteva fare la sguattera in cucina.
“Accidenti e ora come l’avrebbe potuta rivedere?”
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sabato 1 marzo 2008
COLPO DI FULMINE 1a parte
Sul terrazzo di una villa in Brianza, riparato dal sole da un ombrellone, Alberto sedeva con aria spazientita.
Aspettava la colazione, il cameriere era in ritardo.
Era un bel giovanotto, aitante, dallo sguardo insolitamente severo e scostante, qualcuno pensava: sprezzante.
Lo aveva preso dalla zia, sua madre adottiva, indefettibile padrona di casa, che amministrava oculatamente i beni scampati alla rovina, dopo che il patrimonio terriero era stato ingoiato dai debiti di gioco di suo padre, e cioè la villa, la scuderia (con un solo cavallo) e una rendita non proprio grandiosa.
Lui ad ogni buon conto si stava laureando in Economia e Commercio, gli mancavano solo tre esami per la laurea, ma anche la voglia di studiarli.
Si sentiva svogliato, da un po’ di tempo.
I suoi genitori erano morti in un incidente, quando aveva due anni.
La zia, sorella di sua madre, non avendo figli propri, lo aveva accolto e allevato con ogni premura, ma anche con una buona dose di severità, secondo il suo carattere. In casa infatti le obbedivano tutti, compreso il mite marito, un ex ingegnere, che forse la temeva più degli altri.
Alberto però a 12 anni, per caso, ascoltando i pettegolezzi che si scambiavano due cameriere, aveva saputo la verità sulla sua famiglia e da allora, dopo un lungo periodo di mutismo che aveva fatto preoccupare tutti, aveva chiamato i genitori adottivi non più mamma e babbo come prima, bensì zia e zio, con un’ostinazione che nessuno era riuscito a vincere, né con le buone né con le cattive.
Stava leggendo stizzosamente il giornale, quando sentì un tintinnio di cucchiaini, che sbattevano contro le tazze.
Alzò gli occhi e gli vennero in mente, così, all’improvviso, dei versi di Dante:
“Donna m’apparve, sotto verde manto
vestita del color di fiamma viva…”
In la realtà la ragazza – venti anni o giù di lì – era vestita sì di rosso, ma non aveva manto, solo un grembiulino bianco e un vassoio in mano.Bionda,con lunghi capelli raccolti in una coda di cavallo, non sarebbe stata forse neanche notata, se non fosse stato per due incredibili occhi color pervinca, che teneva spalancati in quel momento su Alberto, quasi avesse visto un’apparizione, mentre le tremavano visibilmente le mani
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