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Il gadget che stava qui è sospeso per 24/48/60 ore.
Stiamo valutando una soluzione alternativa.
Ghe pensi mi, così si espresso il Presidente dell'Isola che ha già riunito un'apposita task force che si concentrerà per trovare la soluzione migliore nel minor tempo possibile.
Nel frattempo nell'Isola c'è agitazione.
Pare esistano forme di vita intelligenti.
Il Presidente è sconvolto dalla raggelante novità.


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venerdì 13 marzo 2009

LA FIGLIA RIBELLE 3a parte

Quella notte non dormii, strani fantasmi spuntavano dalla finestra aperta, cosa mi stava succedendo e perchè ero ancora lì? Ci pensai a lungo, ormai avevo raggiunto l'età anagrafica per poter andar via senza essere riportata indietro all'inferno. Mi alzai molto presto, stranamente prima di mia madre che era la prima a tirarsi su dal letto per preparare i panini che i miei fratelli si portavano al lavoro. Fui molto paziente, avevo raggiunto una strana calma, preparai il caffè, poi con la tazzina fumante uscii fuori a godermi il fresco della mattina in campagna. Quando uscirono tutti , io ero già pronta, preparai poche cose in una valigia rossa, mi misi in tasca i soldi per il treno e fui pronta per il grande viaggio che avrebbe cambiato la mia vita. Mia madre mi guardava un pò in apprensione, i soliti consigli, le solite poche parole, la baciai e lei non sorrise, forse era solo un pò triste perchè mi perdeva di nuovo.
Arrivai alla stazione molto prima della partenza del treno mi aspettavano i miei amici di sempre, uno in particolare, compagno di tante battaglie ( che alla luce di oggi sembrerebbero inutili ), amico di sogni, di partenze, di letture alla stazione, di popcorn al cinema, amico di ideali in comune, contro i soprusi, le ingiustizie che a quell'età ti sembrano ancora più eclatanti, amico di lunghe corse per stabilire il più veloce, amico che ogni donna vorrebbe avere....ma io non lo degnai quasi di uno sguardo, ero troppo proiettata verso la fuga da tutto e tutti, lui compreso. Eppure il vederlo lì alla stazione mi fece troppo male, sembrava che una parte di me morisse con la partenza di quel treno, la mia storia, le nostre vite intrecciate da sogni e paure, incertezze ed esaltazioni....non lo salutai quasi, gli dissi solo : " ritornerò", ma mentivo.
Il capostazione fischiò e le porte vennero chiuse, mi affacciai al finestrino, non sazia di quell'aria che forse non avrei respirato più. Mi salutavano con le mani alzate, strette a pugno, sorrisi, tra me, pensando, sono sempre gli stessi, i miei compagni di giochi...
Appena tutto divenne piccolo piccolo e le loro immagini sbiadirono fino a scomparire cominciai a piangere, senza lacrime, dentro uno squarcio, una ferita profonta, un odio feroce verso chi mi aveva condannato alla fuga, sempre nei suoi confronti, il padre che non avrei mai voluto avere, il mio tormento, la mia appartenenza ad una famiglia così difficile, tutte le colpe che gli addossavo....

lunedì 9 marzo 2009

LA FIGLIA RIBELLE 2a parte

La madre no,poche frasi cortesi, un sorriso sempre triste stampato sul viso: la disfatta della sua vita, la sconfitta!
Aveva partorito undici figli, per fortuna cinque erano morti appena nati, i tempi erano duri nel dopoguerra e sempre per chi è più povero di mezzi la morte arriva prima.
Lei era passata indenne dopo il conflitto infame, somigliava ad una nobildonna e forse lo era.La figlia ribelle non sapeva niente delle sue origini,nè aveva mai visto i nonni, nemmeno una foto, come se tutto fosse stato rimosso, solo brevi accenni, voci di vicini ficcanaso. Si diceva che fosse stata cacciata dai suoi genitori per una scelta d'amore sbagliata, si mormorava provenisse da un'ottima famiglia; lei bella e tanto giovane, quando s'innamorò dell'uomo non ritenuto alla sua altezza! La figlia ascoltava quelle voci e spesso nella sua fervida fantasia di bambina,quasi adolescente, la immaginava quasi come una madonna, come un agnello sacrificale. Si chiedeva spesso chi fosse quell'uomo brutale, irascibile, nevrotico, dedito all'alcool ed alle donne, quell'individuo dall'intelligenza vivace: pittore, cuoco, ruffiano e chissà quant'altro: suo padre.
La bambina cresciuta in fretta, la ragazzina che divorava libri e musica cominciò ad odiarlo. Ogni giorno di più cresceva quell'odio terribile, voleva che morisse, nella sua mente ogni momento si augurava che non tornasse a casa, che scomparisse per sempre, perchè aveva fatto troppo male.
Lui invece si presentava sempre alla stessa ora: alle 13 ed alle otto di sera, bussava alla porta e qualcuno gli apriva...poi iniziava il rito......

sabato 7 marzo 2009

LA FIGLIA RIBELLE 1a parte

Improvvisamente le urlò con ferocia parole infuocate: - tu provieni da una famiglia di alcoolizzati e depressi!!!!-
Queste accuse la colpirono più del previsto, anche se lei si aspettava questo attacco.I suoi occhi si colmarono di lacrime amare che scavarono un solco profondo sul suo bel viso.Si sentì confusa, annientata e non seppe cosa dire: restò muta con il suo dolore ed i suoi ricordi che riaffiorarono alla mente, come braci ardenti sotto i piedi scalzi.Allora si ricordò che un tempo aveva una famiglia: un padre,una madre,due sorelle e tre fratelli.
Le urla salivano fino alla sommità della guercia secolare sotto il suo balcone,in aperta campagna, era l'ora di pranzo, ma il rito si ripeteva anche a cena,sempre uguale,come un dipinto sulla parete: otto persone sedute intorno ad un tavolo imbandito di niente.....Sì, spesso c'era da mangiare tanto e bene, altre volte ci si accontentava, ma era sempre un contendersi un piatto,forse più pieno, un pezzo di prosciutto forse più spesso,....poi le urla, quelle che trapanano il cervello, gli insulti..e lei guardava la scena di cui faceva parte,con una tristezza indescrivibile e forse uguale ad ogni giorno.Allora smetteva di mangiare ,osservava la sua famiglia e si diceva:- " io ne faccio parte - sono così, forse anche peggiore di loro, forse il mio silenzio è più grave!!"
Il rito si esauriva dopo abbondanti bicchieri di vino, poi c'era il caffè,quello era buono,forte,una favola.
Lei non beveva, forse aveva paura di diventare come loro..i suoi fratelli,suo padre.
Si alzava e trovava una scusa per andarsene e tutto il suo percorso,breve ma intenso, in quella famiglia si riduceva ad un addio detto senza parole.Solo la madre forse capiva, ma lei che era solo una ragazzina, si aspettava un bacio,un abbraccio, forse un cenno d'intesa,invece niente, la madre sembrava muta ( non parlava quasi mai) e la figlia si chiedeva come mai fosse così taciturna,non si ribellasse mai.Si sentiva di più lo zio ( lui sordomuto dalla nascita), che quando si arrabbiava, nelle rare visite di cortesia che era costretta a fare, ebbene lui si faceva capire, quasi un rantolo, ma cercava di esprimere il suo scontento e la sua gioia.