A quindici anni volevo
capire:
era il mio imperativo
capire.
Adoravo Cartesio, le sue
idee chiare e distinte
(ma allora metti in parentesi
quasi tutto, o tutto del tutto)
M'incantava a capo
del letto il suo sguardo ostinato
di ragione, dal poster
francese.
Poi faticosamente
ho capito
che non c'era nulla
da capire.
E'cosi'riposante non capire
i giochi feroci della natura
e/o della storia (o dell'aldilà)
- ti basta un documentario
sull'etologia, o una seduta
del tribunale di Priebke
o un fumetto medievale dell'inferno-
si puo' solo
raccogliere ricucire
descrivere.
Puoi trascorrere anni in
romanzi o testi
seriosi di scienza
ti sfuggirà sempre il senso
e il senso del senso:
L'ultima porta che devi aprire
in totale assoluta solitudine
(quando entri invece
c'è tua madre e il percorso
è tra tenere pareti
protettive)
Beati gli antichi: ipse
dixit: aveva capito uno
solo e bastava per tutti.
Ora tutti si affannano
a cercare e non si trova che ASSENZA
PERDITA VUOTO
NULLA.
Una finestra sul Mondo
Arte - L'immagine del giorno
Astronomia - Un'immagine al giorno
Stiamo valutando una soluzione alternativa.
Ghe pensi mi, così si espresso il Presidente dell'Isola che ha già riunito un'apposita task force che si concentrerà per trovare la soluzione migliore nel minor tempo possibile.
Nel frattempo nell'Isola c'è agitazione.
Pare esistano forme di vita intelligenti.
Il Presidente è sconvolto dalla raggelante novità.
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domenica 26 giugno 2011
Capire/non capire
Pubblicato da
R.L.
alle
13:03
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commenti
Etichette: capire/non capire, poesia
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