Qualche giorno dopo, stordita da barbiturici, Lalla fu abbandonata all’alba sulle scale di una chiesa.
La vide per primo un guardiano notturno, che chiamò immediatamente polizia ed ambulanza.
Lalla era molto provata, per lei si mobilitarono medici e psicologi.
Ma fu soprattutto Paolo a recuperarla, dopo qualche giorno le fece ritornare il sorriso sulle labbra con i mille giochi che inventava…
Da allora, per anni, Lalla avrebbe dormito nel lettone, al riparo tra mamma e papà.
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giovedì 15 maggio 2008
RAPIMENTO fine
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mercoledì 14 maggio 2008
RAPIMENTO 6a parte
La polizia spagnola aveva allertato posti di blocco dovunque, tutte le strade erano sorvegliate, in una caccia all’uomo in grande stile: a Barcellona non si parlava d’altro.
I poliziotti erano presenti nell’appartamento di Margherita giorno e notte, per captare eventuali telefonate dei rapitori.
Entrò un poliziotto, parlottò col capo, che a sua volta interpellò la donna: un uomo, tale Paolo Scotti, insisteva per vederla, dichiarava d’essere il padre della bambina…
Margherita lo guardò stranita, ma Paolo già entrava, le prendeva le mani, la rassicurava con la sua voce calda, decisa, convincente:
La ritroveremo, vedrai.
Lei sentì allentarsi il nodo d’angoscia che la stava strozzando, si lasciò abbracciare…
Paolo volle rivolgere anche lui un appello ai rapitori:
Sono il padre di Lalla, arrivo adesso dall’Italia, non mi rivolgerò come la madre solo al vostro cuore, ma alla vostra ragione:
Ormai siete braccati, ridateci la bambina e sarà meglio anche per voi. Non infierite su di lei, non vedete quant’è piccina e inerme di fronte a voi, alla vostra forza?
Ridatecela, siate uomini.
Anche la sua voce alla fine si ruppe.
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martedì 13 maggio 2008
RAPIMENTO 5a parte
Tre anni dopo, stavano seduti in quattro intorno alla tavola dei Bandini: Marta, Leo, Paolo ed Amalia, la sua ultima fiamma.
Si chiacchierava, il pranzo era ottimo, Marta era veramente brava in cucina.
La televisione, accesa in sordina, trasmetteva il telegiornale: Il Presidente del Consiglio…le tasse… un grave incidente automobilistico… la bambina italiana scomparsa in Spagna, nei giardini di Barcellona, mentre la mamma soccorreva una donna caduta, probabilmente una complice dei rapitori…
Marta sospirò, le solite storie tristi…
Amalia, infastidita, stava per invitarla a spegnere la televisione, quando vide Paolo alzarsi in piedi pallidissimo, mentre Leo aumentava il volume della trasmissione…
Stavano mostrando la fotografia della bambina rapita: Lalla Artese.
Marta in un lampo riconobbe il cognome, notò che la bambina rassomigliava in modo evidente a Paolo e che Lalla era il nome della mamma di lui…
Subito dopo trasmisero l’appello della madre: col volto segnato dalle veglie, circondato da un’aura dolorosa che la rendeva più bella, apparve Margherita, l’appello era in spagnolo, ma una voce lo traduceva in italiano:
Ridatemi la mia bambina. Faccio appello al vostro cuore, perché certamente un cuore l’avete. Non fatele del male. Lei ha bisogno della sua mamma, è piccola, non vedete, è delicata, è fragile, è tenera…La voce si ruppe: Ridatemi la mia bambina, vi supplico, vi supplico…
Margherita era caduta in ginocchio, tendeva le braccia, piangeva senza ritegno. Accorsero a sollevarla.
La scena era stata così intensa e straziante, che commosse le migliaia di telespettatori che in quel momento seguivano la trasmissione, in Spagna come in Italia. L’appello sarebbe stato ritrasmesso da quasi tutte le televisioni europee nei giorni seguenti.
Paolo fece segno a Leo d’appartarsi con lui. Un momento dopo i due amici si preparavano ad uscire.
Leo sussurrò alla moglie:
Pensa tu ad Amalia. Accompagno Paolo a casa e poi all’aeroporto.
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lunedì 12 maggio 2008
RAPIMENTO 4a parte
Solo allora lui notò che lei, sempre elegante ed accurata, aveva un camicione largo, un po’ sformato…
Paolo se ne andò dai Bandini e trovò le fotografie ancora sulla tavola.
Mi ha fatto spiare…allora sapeva…rimase annichilito.
Marta, telefonale tu, convincila ad abortire, che follia vuol fare…
Margherita da quel momento non fu più reperibile, né al telefono, né al cellulare, né al citofono.
A scuola la segretaria rispose che era in congedo.
Neanche con la zia era possibile parlare, riattaccava subito, appena sentiva le voci di Paolo o di Marta.
Sopraggiunse una caldissima estate…
A settembre la storia con la ragazza del dentista era già finita, Paolo in villeggiatura l’aveva scoperta troppo banale, addirittura volgare…
Cercò Margherita, ma aveva lasciato l’appartamento e a scuola gli dissero che aveva chiesto ed ottenuto un trasferimento nelle scuole italiane all’estero.
Dove? Non erano autorizzati a dirlo.
La zia lo mise alla porta.
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venerdì 9 maggio 2008
RAPIMENTO 3a parte
Si incontrarono al solito posto, lei salì in macchina e appena lui avviò il motore, gli disse tutto d’un fiato:
Devo parlarti anch’io, anzi comincio io, va bene?
Lo avrebbe spiazzato, voleva rendergli la cosa il più difficile possibile:
Ti ricordi a Capodanno, a mezzanotte, durante il brindisi, mi sussurrasti all’orecchio che era tempo di vivere insieme, di avere un figlio…
Dovevo essere già alticcio, interruppe lui, crudamente. Lei non badò all’interruzione, anche se sentì una punta di ghiaccio sotto il cuore:
Ho cominciato ad attuare la seconda parte del programma, sono incinta.
Lui sussultò ed anche la macchina ebbe uno scarto.
Ma come proprio ora…
Lei zitta, non l’avrebbe aiutato.
Proprio ora, riprese lui faticosamente che, sai, volevo…volevo proporti una pausa di riflessione…
Lei sempre zitta
Ho conosciuto un’altra…: Ecco, l’aveva detto.
Lei se l’aspettava, ma lo stesso le implose dentro, fu dirompente.
Naturalmente non ti lascio sola, aggiunse lui frettolosamente, ti darò tutto il mio aiuto…per liberarti…
Fermati, disse lei dopo un po’, dalla zia non vado, voglio fare una passeggiata, me ne tornerò per conto mio.
Ti riaccompagno a casa…aspetta…parliamo…
No, disse lei scendendo dalla macchina. E’ uno slogan vecchiotto, ma funziona ancora: L’utero è mio e lo gestisco io, e gli chiuse la portiera in faccia.
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giovedì 8 maggio 2008
RAPIMENTO 2a parte
Si ritrovò come un automa davanti al portone dei Bandini, amici di lui diventati anche suoi amici, citofonò, salì, entrò senza salutare, davanti allo sguardo interrogativo di Marta e Leo.
Sciorinò le fotografie dalla busta sul tavolo del soggiorno: truccatissima, scollatura vertiginosa, ombelico e schiena offerti generosamente agli sguardi, minigonna, piercing, labbra turgide, orecchini da zingara, non le mancava proprio niente:
dunque, una così, una tanto più giovane, venti anni probabilmente, lei ne aveva compiuti da poco trentadue…
Chi è, da quanto dura?
La segretaria del dentista sul suo stesso pianerottolo, stava dicendo Marta, lo sappiamo da qualche settimana, ma non ci ha detto quando è cominciato.
Da settimane! Begli amici che siete!
Ma devi capire - Marta la inseguiva mentre lei si dirigeva rapidamente alla porta – ma…ma che vestito ti sei messo?
Margherita aprì la porta, aprì l’ascensore, scomparve.
Il venerdì pomeriggio lei andava sempre a far visita a sua zia, una vecchia signorina ultraottantenne, ma vivace di mente e di spirito, unica parente rimastale.
Ti accompagno, le telefonò Paolo, che non si faceva sentire da giorni, devo parlarti.
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martedì 6 maggio 2008
RAPIMENTO 1a parte
Pagò in fretta l’investigatore, che mormorava inutili parole di circostanza, mise la busta delle fotografie in borsa senza nemmeno dargli un’occhiata, uscì e si ritrovò a camminare per la strada senza una direzione precisa ,mentre un mulinello di pensieri le turbinava nella testa.
Erano quattro anni che si conoscevano, lei e Paolo.
Quattro anni di amore, anche se ognuno era rimasto nella propria casa, per reciproco accordo e comodità: lui aveva nel suo stesso appartamento lo studio di avvocato, lei insegnava storia dell’arte in un liceo ed era sommersa di libri e di carte…
E ora, la stava tradendo…
Avvertiva un vuoto, una delusione profonda, sentiva di dover attraversare da sola un lungo tunnel nero e la mordeva anche – perché non ammetterlo – la gelosia per l’altra…
Un’altra, tra lei e Paolo…Se non ci fossero stati tutti quegli indizi, negli ultimi tempi, il suo superlavoro improvviso le reticenze, la freddezza e ora quelle fotografie in fondo alla borsa, non l’avrebbe mai creduto possibile.
Proprio ora che…
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