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Il gadget che stava qui è sospeso per 24/48/60 ore.
Stiamo valutando una soluzione alternativa.
Ghe pensi mi, così si espresso il Presidente dell'Isola che ha già riunito un'apposita task force che si concentrerà per trovare la soluzione migliore nel minor tempo possibile.
Nel frattempo nell'Isola c'è agitazione.
Pare esistano forme di vita intelligenti.
Il Presidente è sconvolto dalla raggelante novità.


mercoledì 19 dicembre 2007


ALLE SETTE DI SERA

E’ l’ora che i negri trascinano
pesanti valigie e la loro
povera vita
tagliata alle radici
su faticosi marciapiedi accanto
a altri destini sfigurati,che la metropoli
alimenta assieme ai topi e alle carcasse
sventrate d’automobili:
s’avverte
più greve il fiato della piazza…

R.L.

LA CIPOLLA E L'ALBERO DI NATALE

> La famiglia è seduta a cena. Il figlio chiede improvvisamente al
> > padre: papà, quanti tipi di tette ci sono?
> > Il padre, sorpreso dalla domanda, risponde:
> > - Beh, figliolo, ci sono tre tipi di tette: a vent'anni, le tette di
> > una donna sono come meloni, tonde e sode. A trenta o quaranta, sono
> > come pere, ancora belle, ma un pò cadenti. Dopo i cinquanta, sono come
> > cipolle.
> > - Come cipolle, chiede il figlio?
> > - Si, le vedi e ti metti a piangere.
> > Questa battuta fa incavolare la mamma e la figlia, la quale chiede:
> > - Mamma, e quanti tipi di pene ci sono?
> > La madre sorride, a sua volta sorpresa, e risponde:
> > - Beh, cara, un uomo attraversa tre fasi: a vent'anni il suo pene è
> > come una quercia, possente e duro. A trenta o quaranta è come legno di
> > faggio, flessibile ma affidabile. Dopo i cinquanta, è come un albero
> > di natale
> > - Come un albero di natale? Chiede stupita la figlia.
> > - Sì cara: morto dalla radice in su, e le palle sono solo ornamentali


IL SOGNO IMPOSSIBILE DI LUCA CUPIELLO [di Nigel Davemport]



Fra pochi giorni è Natale. Passeggiando per la città, si notano negozi gremiti di gente, vetrine sfavillanti di luci e di colori ed addobbate a festa; lungo le strade più popolari riecheggia il caratteristico suono delle ciaramelle; in tantissime case campeggia l’albero di natale; in altre, qualcuno è intento a costruire il presepe. Il risultato di tutto ciò è un’atmosfera sospesa, incantata, capace di emozionare grandi e piccini, credenti e non credenti, perché, al di là della sua connotazione religiosa, il Natale è un’occasione per riunirsi, per ritrovarsi, ed è, allo stesso tempo, un invito alla concordia e alla pace.
Da acuto osservatore della realtà quale era, Eduardo de Filippo seppe cogliere, forse più d'ogni altro artista, il sentimento che il Natale suscita nel cuore della gente. Nato in una città, dove tale ricorrenza è sempre stata oggetto di un culto forte, avvertito, per certi versi, persino eccessivo, trovò quasi inevitabile descriverlo. Ovviamente, lo fece a modo suo, da drammaturgo, creando una delle sue commedie più apprezzate e conosciute al mondo: Natale in casa Cupiello.
La trama appunto è nota, ma gioverà ricordarla brevemente. È il mattino del ventiquattro dicembre e, come ogni anno, Luca Cupiello, appena desto, comincia a lavorare al suo presepe, nell'indifferenza della moglie Concetta e dello sfaccendato figlio, Tommasino, che gli ripete, con un cinismo quasi grottesco, che a lui il presepe non piace. Ciò, ovviamente, provoca un certo disappunto in Luca, che crede tanto in quel simbolo e sta impegnandosi a fondo per realizzare un "capolavoro". A distoglierlo dalla sua occupazione, interviene una lite fra il figlio ed il fratello Pasquale. I due cominciano a beccarsi a causa di alcuni furti di vestiario commessi dal ragazzo. Luca, con ammirevole pazienza, fa del suo meglio per sedare gli animi, onde trascorrere un Natale sereno. L'uomo però ignora il fatto più grave e cioè che la figlia, Ninuccia, ha da poco deciso di lasciare il marito, perché innamorata di un altro uomo.
Nell'atto successivo, tutto sembra procedere regolarmente, secondo la migliore tradizione natalizia. Appianata un'altra baruffa fra Tommasino e Pasquale, Luca procede alla sistemazione degli ultimi pastori sul piccolo scenario, ormai compiuto. La moglie è alle prese coi fornelli in cucina, mentre Pasquale va a incartare i doni da consegnare a Concetta, al momento opportuno. Tutto viene eseguito in gran segreto, dovendo risultare una sorpresa. Più tardi, infatti, i tre uomini si travestono da re Magi, spengono la luce ed intonano "Tu scendi dalle stelle". Tuttavia, per uno sfortunato contrattempo, poco prima di sedersi a tavola per la cena, scoppia il dramma. Nicolino, il marito di Ninuccia e Vittorio, l'amante, s'incontrano proprio in casa Cupiello. Dapprima, i due rivali cercano di evitare scenate, poi, vinti dall'odio e dalla gelosia, decidono di uscire ed affrontarsi. A questo punto, la disperazione di Concetta e lo stupore dell'ignaro Cupiello sono facilmente immaginabili.
Nel terzo ed ultimo tempo, Luca è a letto, malato, circondato da familiari e amici. Il dispiacere provato la sera precedente ha avuto il sopravvento su di lui. Il poveretto è semiparalizzato. Arriva il medico e dichiara che il suo destino è segnato. I parenti, intanto, gli mostrano l'affetto e la sollecitudine che prima gli avevano negato. Anche se a caro prezzo, il gruppo familiare sembra di nuovo unito. Ma nel tentativo di riappacificare Ninuccia col marito, Luca combina un altro guaio. Scorgendo sulla porta Vittorio e scambiandolo per il genero, gli getta fra le braccia la figlia. In quell'istante, sopraggiunge Nicola e, ovviamente, accade l'irreparabile. Luca, tuttavia, non si accorge di nulla e muore nella certezza di aver riportato la pace in famiglia.
Rappresentata per la prima volta, come atto unico, al teatro Kursaal di Napoli, nel 1931, Natale in casa Cupiello subì, nel tempo, diversi rimaneggiamenti, perdendo a poco a poco la sua marcata impronta umoristica e assumendo il carattere di una storia completa, realistica e "impegnata". Il segreto del suo enorme successo sta, infatti, proprio nella sapiente miscela agrodolce, che unisce appunto il sentimento del comico col tragico, una capacità che appartiene da sempre alla gente partenopea, come fosse una risorsa sua propria, un bene inestimabile, atto a mitigare le contrarietà e a sorreggere gli uomini di fronte alle sciagure.
Eduardo, oltre a scrivere la commedia, la portò pure in scena, con inimitabile maestria. Tutti ricorderanno (nelle versioni teatrali o televisive) la sua superba interpretazione nei panni di Luca Cupiello. Le scene più gustose ed ironiche si rinvengono nel primo e secondo atto, ma le più incisive sono quelle finali, dove l'artista dà prova delle sue formidabili capacità attorali. Nel terzo atto, infatti, il sipario si leva e Luca, da sano ed alacre cinquantenne, è diventato infermo, vecchio, stravolto nei lineamenti. È seduto nel letto matrimoniale, sorretto da due cuscini e avvolto in uno scialle. I suoi capelli sono spettinati, arruffati sul capo e sembrano persino più bianchi. La bocca è evidentemente torta e gli disegna in faccia un strano sorriso, come il ghigno sardonico di un pupo siciliano. Gli occhi sono asimmetrici e ripropongono la medesima disarmonia labiale. Anche uno dei sopraccigli è sollevato rispetto all'altro. Il braccio destro è fermo, bloccato dalla paresi. La sua parlata è lenta, affannosa, farfugliata e somiglia un po' a quella di un bambino. Attorniato da un nugolo di gente, Luca racconta confusamente aneddoti del proprio passato.
Nelle didascalie che corredano il copione, Eduardo spiega cosa è successo esattamente al protagonista della vicenda: "La realtà dei fatti ha piegato come un giunco il provato fisico dell'uomo che per anni aveva vissuto nell'ingenuo candore della sua ignoranza". E, grazie al prodigio mimico-espressivo, compiuto a perfezione da Eduardo, tal'è esattamente il personaggio che si vede in scena. A un tratto, mentre la storia si avvia a conclusione, si diffonde nell'aria il tipico suono delle ciaramelle. È evidente che il povero Cupiello è moribondo. Con l'ultimo briciolo di energia rimastagli, scambia un'ultima battuta col figlio, domandandogli, accoratamente: "Te piace 'o presepio?" e questi, con gli occhi lucidi, risponde finalmente: "Sì". Soddisfatto, Luca cade in una sorta di trance. I suoi occhi si volgono altrove, sembrano persi nelle "luminarie", fra le stradine di trucioli, le grotte di sughero e le casette di carta, immerse nel morbido muschio. Si comprende benissimo che "lì è andato", Luca Cupiello, a cercare fra le immote e rassicuranti figure dei pastori quella pace che aveva tanto agognato.
Nel 1977, Eduardo cambiò alcune, significative, battute dell'opera e in un'intervista esplicitò il perché della sorte toccata al personaggio: "Luca Cupiello muore e deve morire anche se suscita pietà...". E aggiunse: "Egli è vittima perché si è prestato a un giuoco di illusioni infantili. Il presepe che costruisce è una specie di droga, che paralizza la fantasia e distoglie dalla realtà del vivere quotidiano", come a dire, insomma, che in un mondo dove alberga il male non possono esserci innocenti, ma si è tutti, in qualche misura, corresponsabili, colpevoli.
Ma, francamente, questa spiegazione disorienta un po'. Sembra dettata da un ripensamento, da una sorta di auto revisione ideologica, intervenuta successivamente. Seppure sacrosanta e legittima, perché mossa dallo stesso autore, questa "accusa" d'ignavia grava eccessivamente su Cupiello. Egli, in fondo, non rimane impassibile di fronte ai problemi familiari e, per quanto maldestramente, si adopera per aggiustare le cose. Il fatto è che in principio, Eduardo volle rappresentare un sognatore sopraffatto, schiacciato dalla cruda realtà intorno a lui. E tale esso è rimasto nell'immaginario collettivo, suscitando, proprio per questa sua ingenuità, tanta comprensione e simpatia. È noto che una volta creati, i personaggi vivono di vita propria, indipendentemente dalla volontà del loro autore. D'altra parte, il contenuto della vicenda è chiaro e non ha bisogno di commenti. La casa dei Cupiello riflette le sfaccettature, spesso dolorosissime, della realtà. Il presepe, di contro, è quel luogo di pace nel quale si confida ingenuamente, magari dimenticando che è solo un artificio.
C'è, tuttavia, una dignità nei sogni, che non andrebbe mai disconosciuta. In un mondo difficile, funestato da miseria, morbi e sanguinosi conflitti, sul quale vegliano inattendibili angeli di metallo e dove le comete, nel cielo, somigliano, terribilmente, ai bagliori dei razzi, la scena di cartapesta può divenire, per un momento, il rifugio degli uomini miti. Molti ne subiscono il fascino. In tanti guardano al presepe, aspettando un improbabile prodigio. La sera della Vigilia, uniti da un comune sentire, secondo un rito antico, struggente e irrazionale, uomini e donne, grandi e piccini, credenti ed atei si ritrovano lì, dinanzi alla Capanna. A mezzanotte.

Una carellata di ricordi, così li vedo

AUGURI A TUTTA L’ISOLA CHE C’È , CHE IL 2008, VI PORTI TANTA GIOIA E FELICITÀ

Carissimi amici e amiche, in conclusione della fine del 2007,
Voglio dirvi come ho vissuto questa esperienza fra di voi,

1° diciamo che il nostro caro Nicola, il creatore di questo Bog di amici, che poi divenne l’isola che c’è, lo ringrazio che i suoi insegnamenti sono stati molto utili ed istruttivi,
auguri, grazie Nicola.

2° come non posso ricordare, il guardiano del faro, colui che si dimostrò un amico, e che mi sento tanto amico, già da prima che questo blog incominciasse ad esistere,
Auguri, a te uniti alla tua cara famiglia, grazie Nigel.

3° Luca colui che solo pensarlo ci da lezioni di vita, di quanto lui abbia fatto,
Auguri, tanti a te papà e mamma, grazie luca

4° qui mi fermo Leny, è troppo presto perché io possa tirare una conclusione,
comunque auguri.

Ora arrivano le nostre donzelle

1° La nostra cara Rosy è sempre in prima fila, la sua schietta amicizia ti fa sentire partecipi
Ad ogni importante avvenimento, il suo inesauribile sorriso, mi fa dire anche io sono napoletano lo farei sempre per farla felice, auguri, cara a te e tutta la tua meravigliosa famiglia.

2° La cara Angela, la ricordo in prima perché e stata lei che per prima mi ha dedicato in po’ di tempo, con i suoi consigli ho potuto andare avanti e imparare, auguri, a te e a chi ti sta vicino.

3° E chi può dimenticare Raffy, tu sei brava in tutto, sei proprio la dolce venexiana come dice sempre Nigel, in tuo blog è qualche cosa di rilassante, auguri, cara amica a te e ha tutti quelli che ai attorno, potrei dire la tua famiglia, grazie Raffy

4° Dove la mettiamo la dolce Esmeralda, il suo misterioso nome, mi ispirò Notre Dame
La bella fanciulla protetta dal gobbo, auguri, anche a te, dico grazie di esserci.

5° ci sei anche tu Lella, con le tue traccedinchiostro ti rende speciale, auguri, grazie e resta con noi.

6° E tu Cinzia che sei pure apparsa fra di noi, ai saputo portare un po’ di allegria a questo uomo maturo, che dico! molto ma molto maturo, auguri, pure a te e a quelli che ti circondano.

7° Fiammetta cara il tuo nome già a pronunciare ci scalda il cuore, auguri, grazie, resta ancora.

8° Ros dove sei? Mi piacerebbe sentirti, già avrai molte cose molto più importante di questo ne sono sicuro, come sono sicuro che appena avrai un bricciolo di tempo ti farai sentire, auguri.

IL MIO ALBERO DI NATALE

martedì 18 dicembre 2007

buona notte isola che c'è...

... aspettando il Natale

A MASIH IQBAL

Iqbal
ti rubarono i giochi
e l’allegria
le corse sui prati
le capriole i canti
ti strapparono
la luna dalle mani
piegandoti alla fatica
al disagio alle percosse
ma non potevano
strapparti dal cuore
il tuo sogno di giustizia.
Lo hanno fermato
il tuo cuore Iqbal
che voleva
ridisegnare destini
restituire sorrisi
ma la tua fiaccola
splende ancora viva
Iqbal...

R.L.

mare


mi trovavo
in questa spiaggia
deserta
e mi sedetti
davanti a questo
mare maestoso
ad osservare
il tramonto
per trovare
una risposta
ma non la
trovai
le lacrime
sgorgavano
dai miei
occhi
giungevano
alla bocca
e avevano
un gusto salato
il vento che
proveniva da
questo orizzonte
infinito se
le trascinava via
con sè............
e accarezzava
il mio viso
per darmi conforto....

Avventura sull'isola che c'è parte 8

L’emmergenza sull’isola era come una spada di Damocle, confermata anche dalla Maga Esmeralda la nuova arrivata. Sei navi si avvicinavano al nostro piccolo paradiso.
Nigel decise con il nostro consenso di spegnere il faro per evitare che i nemici potessero avere un riferimento durante la notte.
Tommaso fece un’ulteriore sopraluogo dall’alto, confermando la flotta in avvicinamento con una piccola e sostanziale differenza dai giorni precedenti. La flotta era sparpagliata, molto probabilmente per cercare meglio la nostra isola.
Passarono ancora due giorni di apprensione dall’ultimo sopraluogo di Tommaso, tra rafforzamenti delle barriere e i molteplici controlli alle armi in possesso dell’isolani.
Il sole era già alto da tempo quella mattina, quando in lontananza vidi chiaramente la vela nera che inesorabilmente si avvicinava. Diedi subito l’allarme, e preparammo le armi di difesa. Decidemmo di nasconderci e attendere l’avvicinamento della nave nemica. Furono ore di ansia dove la nostra mente vagò tra piccole strategie e grandi tensioni.
Io e Nigel eravamo sulle due sponde estreme della baia, dove avevamo ben in vista sia l’isola che il mare aperto, Nicola era sulla collina pronto per sparare le sfere fiammeggianti per cercare di bruciare gli avversari, e Tommaso sul faro che dava i comandi dell’operazione. Raffi e Angela erano sulle coste alte prive di spiagge per controllare se l’attacco avveniva anche da quella parte.
Esmeralda e Riri difendevano armate sino ai denti il magazzino dove Nigel o io ci strafogavamo ogni tanto di nascosto da tutti.
La nave era sempre più prossima, e appena fecero scendere le scialuppe Tommaso diede l’ordine di colpire con i cannoni laterali. Io e Nigel sparammo verso le scialuppe, e gli occupanti caddero in mare senza però soccombere. Si, gli ordini perentori di Tommaso erano va bene sparare ma senza danneggiare la vita di nessuno. Su questo non vi era stata nessuna defezione. Visti in mare noi non abbiamo infierito, tuttavia la nave ostinatamente si avvicinava. La nave si avvicinava inesorabilmente con il chiaro intento di distruggere le nostre barriere. Tommaso diede un ulteriore comando di far fuoco sia a me che a Nigel, e scese appena dato l’ordine per andare sulla goletta con l’intenzione di recuperare qualche cosa della nave qual’ora fosse stata distrutta dalle nostre bordate.
La nave si avvicinava sempre di più, ma da un cenno di Nigel dall’altra parte del golfo mi fece notare che dietro v’era un’altra nave in avvicinamento. Appena vicina alle barriere sparai alla prima nave colpendola in pieno, Nigel fece fuoco un secondo dopo di me e colpì la poppa e l’imbarcazione con la vela nera iniziò a sprofondare nel mare. Uscirono alcuni uomini dalla nave e dopo un’altra mia bordata la nave si spezzò in due.
Gli marinai della nave iniziarono a provare di scavalcare le barriere ma dopo le due fucilate di Tommaso si rituffarono in acqua e cercarono di nuotare verso la compagna nave che notarono quasi subito per la cannonata andata a vuoto fatta dai loro compagni sull’altra imbarcazione.
Tommaso vide una figura gentile tra quei energumeni che cercava di sfuggire alla presa di uno di loro.
Vide chiaramente che era una ragazza che iniziò ad urlare per liberarsi dalla morsa dell’omaccio.
Tommaso si avvicinò alle barriere e prese la mira sparando per non ferire nessuno verso la ragazza ed l’energumeno. L’uomo con una mano teneva la fanciulla e l’altra riuscì a sparare un colpo sfiorando Tommaso alla spalla. Tommaso rifece fuoco e l’uomo intimorito lasciò la ragazza e a tutta velocità nuotò verso i suoi compagni e la nave che si stava avvicinando.
Tommaso incurante del dolore alla spalla riuscì a superare le barriere e prendere quella ragazza portandola in salvo.
Vidimo la nave che era dietro quellla distrutta virare e tornare indietro appena salvati i compagni.
Per ora sembrava scampato pericolo, e immediatamente Nigel medicò Tommaso che fù sfiorato dal proiettile dell’energumeno. Ci ritrovammo davanti questa figura angelica senza comprendere chi fosse, poi alla mia domanda :”tu chi sei di grazia?” Lei con un sorriso smagliante rispose:”io sono Cinzia.” Sgomenti ci guardammo tutti accogliendo la prigioniera dei briganti come se fosse una di noi.quante domande che doveva elargire la nuova venuta. Intanto sull’isola che c’è era tornata la tranquillità, ma per quanto ancora?

A TURINO

Stongo a Turino sule 'a tre semmane
e tengo genio 'e parlà napulitane.
Ccà a gente penza sulo a faticà
ie vulesse nu poco arriciatà.
A Napule o pedone è na perzona,
ccà o torinese manco se n'addona.
Nisciuno allucca pà via, nisciuno rire
ammuina, o votta-votta, nun'e vide.
E o puverielle, comme pare brutto
mmieze a sta gente spierzo,l'uocchie a lutto.
Hai voglia 'e cammenà,so' cose 'e pazze,
gira e gira, vide sempe 'sti palazze.
Nun ce vo' assai a capè che, dallo e dallo,
ccà Nicce (1) s'abbracciaie cu nu cavallo.
Sulo o ciummo va lento e a me me piace,
sulo guardanno a isso truove pace-
cà a Turino,per quanto grossa sia,
nun ce sta posto p'a filosofia.
So' civili, precisi, ch'aggia dì:
me so scucciate,però, me ne vogl'ì-

(1) Il filosofo tedesco Nietzsche dette i primi segni di pazzia a Torino.

Ricordo per Andrea Parodi - Musica di Luca

Ho scritto un piccolo cammeo "Ricordo per Andrea Parodi" per ricordare una delle voci più belle della canzone italiana Andrea Parodi, una voce che metteva i brividi da quanto era bella.

Ciao a tutti,
Luca.

il tempo migliora


seppure lentamente la temperatura sta risalendo un po'

ciao a tutti gli abitanti dell'isola che c'è

lunedì 17 dicembre 2007

Buona notte Isola che c'è


Un salutone dalla vostra Esmeralda