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Nel frattempo nell'Isola c'è agitazione.
Pare esistano forme di vita intelligenti.
Il Presidente è sconvolto dalla raggelante novità.


mercoledì 19 dicembre 2007

IL SOGNO IMPOSSIBILE DI LUCA CUPIELLO [di Nigel Davemport]



Fra pochi giorni è Natale. Passeggiando per la città, si notano negozi gremiti di gente, vetrine sfavillanti di luci e di colori ed addobbate a festa; lungo le strade più popolari riecheggia il caratteristico suono delle ciaramelle; in tantissime case campeggia l’albero di natale; in altre, qualcuno è intento a costruire il presepe. Il risultato di tutto ciò è un’atmosfera sospesa, incantata, capace di emozionare grandi e piccini, credenti e non credenti, perché, al di là della sua connotazione religiosa, il Natale è un’occasione per riunirsi, per ritrovarsi, ed è, allo stesso tempo, un invito alla concordia e alla pace.
Da acuto osservatore della realtà quale era, Eduardo de Filippo seppe cogliere, forse più d'ogni altro artista, il sentimento che il Natale suscita nel cuore della gente. Nato in una città, dove tale ricorrenza è sempre stata oggetto di un culto forte, avvertito, per certi versi, persino eccessivo, trovò quasi inevitabile descriverlo. Ovviamente, lo fece a modo suo, da drammaturgo, creando una delle sue commedie più apprezzate e conosciute al mondo: Natale in casa Cupiello.
La trama appunto è nota, ma gioverà ricordarla brevemente. È il mattino del ventiquattro dicembre e, come ogni anno, Luca Cupiello, appena desto, comincia a lavorare al suo presepe, nell'indifferenza della moglie Concetta e dello sfaccendato figlio, Tommasino, che gli ripete, con un cinismo quasi grottesco, che a lui il presepe non piace. Ciò, ovviamente, provoca un certo disappunto in Luca, che crede tanto in quel simbolo e sta impegnandosi a fondo per realizzare un "capolavoro". A distoglierlo dalla sua occupazione, interviene una lite fra il figlio ed il fratello Pasquale. I due cominciano a beccarsi a causa di alcuni furti di vestiario commessi dal ragazzo. Luca, con ammirevole pazienza, fa del suo meglio per sedare gli animi, onde trascorrere un Natale sereno. L'uomo però ignora il fatto più grave e cioè che la figlia, Ninuccia, ha da poco deciso di lasciare il marito, perché innamorata di un altro uomo.
Nell'atto successivo, tutto sembra procedere regolarmente, secondo la migliore tradizione natalizia. Appianata un'altra baruffa fra Tommasino e Pasquale, Luca procede alla sistemazione degli ultimi pastori sul piccolo scenario, ormai compiuto. La moglie è alle prese coi fornelli in cucina, mentre Pasquale va a incartare i doni da consegnare a Concetta, al momento opportuno. Tutto viene eseguito in gran segreto, dovendo risultare una sorpresa. Più tardi, infatti, i tre uomini si travestono da re Magi, spengono la luce ed intonano "Tu scendi dalle stelle". Tuttavia, per uno sfortunato contrattempo, poco prima di sedersi a tavola per la cena, scoppia il dramma. Nicolino, il marito di Ninuccia e Vittorio, l'amante, s'incontrano proprio in casa Cupiello. Dapprima, i due rivali cercano di evitare scenate, poi, vinti dall'odio e dalla gelosia, decidono di uscire ed affrontarsi. A questo punto, la disperazione di Concetta e lo stupore dell'ignaro Cupiello sono facilmente immaginabili.
Nel terzo ed ultimo tempo, Luca è a letto, malato, circondato da familiari e amici. Il dispiacere provato la sera precedente ha avuto il sopravvento su di lui. Il poveretto è semiparalizzato. Arriva il medico e dichiara che il suo destino è segnato. I parenti, intanto, gli mostrano l'affetto e la sollecitudine che prima gli avevano negato. Anche se a caro prezzo, il gruppo familiare sembra di nuovo unito. Ma nel tentativo di riappacificare Ninuccia col marito, Luca combina un altro guaio. Scorgendo sulla porta Vittorio e scambiandolo per il genero, gli getta fra le braccia la figlia. In quell'istante, sopraggiunge Nicola e, ovviamente, accade l'irreparabile. Luca, tuttavia, non si accorge di nulla e muore nella certezza di aver riportato la pace in famiglia.
Rappresentata per la prima volta, come atto unico, al teatro Kursaal di Napoli, nel 1931, Natale in casa Cupiello subì, nel tempo, diversi rimaneggiamenti, perdendo a poco a poco la sua marcata impronta umoristica e assumendo il carattere di una storia completa, realistica e "impegnata". Il segreto del suo enorme successo sta, infatti, proprio nella sapiente miscela agrodolce, che unisce appunto il sentimento del comico col tragico, una capacità che appartiene da sempre alla gente partenopea, come fosse una risorsa sua propria, un bene inestimabile, atto a mitigare le contrarietà e a sorreggere gli uomini di fronte alle sciagure.
Eduardo, oltre a scrivere la commedia, la portò pure in scena, con inimitabile maestria. Tutti ricorderanno (nelle versioni teatrali o televisive) la sua superba interpretazione nei panni di Luca Cupiello. Le scene più gustose ed ironiche si rinvengono nel primo e secondo atto, ma le più incisive sono quelle finali, dove l'artista dà prova delle sue formidabili capacità attorali. Nel terzo atto, infatti, il sipario si leva e Luca, da sano ed alacre cinquantenne, è diventato infermo, vecchio, stravolto nei lineamenti. È seduto nel letto matrimoniale, sorretto da due cuscini e avvolto in uno scialle. I suoi capelli sono spettinati, arruffati sul capo e sembrano persino più bianchi. La bocca è evidentemente torta e gli disegna in faccia un strano sorriso, come il ghigno sardonico di un pupo siciliano. Gli occhi sono asimmetrici e ripropongono la medesima disarmonia labiale. Anche uno dei sopraccigli è sollevato rispetto all'altro. Il braccio destro è fermo, bloccato dalla paresi. La sua parlata è lenta, affannosa, farfugliata e somiglia un po' a quella di un bambino. Attorniato da un nugolo di gente, Luca racconta confusamente aneddoti del proprio passato.
Nelle didascalie che corredano il copione, Eduardo spiega cosa è successo esattamente al protagonista della vicenda: "La realtà dei fatti ha piegato come un giunco il provato fisico dell'uomo che per anni aveva vissuto nell'ingenuo candore della sua ignoranza". E, grazie al prodigio mimico-espressivo, compiuto a perfezione da Eduardo, tal'è esattamente il personaggio che si vede in scena. A un tratto, mentre la storia si avvia a conclusione, si diffonde nell'aria il tipico suono delle ciaramelle. È evidente che il povero Cupiello è moribondo. Con l'ultimo briciolo di energia rimastagli, scambia un'ultima battuta col figlio, domandandogli, accoratamente: "Te piace 'o presepio?" e questi, con gli occhi lucidi, risponde finalmente: "Sì". Soddisfatto, Luca cade in una sorta di trance. I suoi occhi si volgono altrove, sembrano persi nelle "luminarie", fra le stradine di trucioli, le grotte di sughero e le casette di carta, immerse nel morbido muschio. Si comprende benissimo che "lì è andato", Luca Cupiello, a cercare fra le immote e rassicuranti figure dei pastori quella pace che aveva tanto agognato.
Nel 1977, Eduardo cambiò alcune, significative, battute dell'opera e in un'intervista esplicitò il perché della sorte toccata al personaggio: "Luca Cupiello muore e deve morire anche se suscita pietà...". E aggiunse: "Egli è vittima perché si è prestato a un giuoco di illusioni infantili. Il presepe che costruisce è una specie di droga, che paralizza la fantasia e distoglie dalla realtà del vivere quotidiano", come a dire, insomma, che in un mondo dove alberga il male non possono esserci innocenti, ma si è tutti, in qualche misura, corresponsabili, colpevoli.
Ma, francamente, questa spiegazione disorienta un po'. Sembra dettata da un ripensamento, da una sorta di auto revisione ideologica, intervenuta successivamente. Seppure sacrosanta e legittima, perché mossa dallo stesso autore, questa "accusa" d'ignavia grava eccessivamente su Cupiello. Egli, in fondo, non rimane impassibile di fronte ai problemi familiari e, per quanto maldestramente, si adopera per aggiustare le cose. Il fatto è che in principio, Eduardo volle rappresentare un sognatore sopraffatto, schiacciato dalla cruda realtà intorno a lui. E tale esso è rimasto nell'immaginario collettivo, suscitando, proprio per questa sua ingenuità, tanta comprensione e simpatia. È noto che una volta creati, i personaggi vivono di vita propria, indipendentemente dalla volontà del loro autore. D'altra parte, il contenuto della vicenda è chiaro e non ha bisogno di commenti. La casa dei Cupiello riflette le sfaccettature, spesso dolorosissime, della realtà. Il presepe, di contro, è quel luogo di pace nel quale si confida ingenuamente, magari dimenticando che è solo un artificio.
C'è, tuttavia, una dignità nei sogni, che non andrebbe mai disconosciuta. In un mondo difficile, funestato da miseria, morbi e sanguinosi conflitti, sul quale vegliano inattendibili angeli di metallo e dove le comete, nel cielo, somigliano, terribilmente, ai bagliori dei razzi, la scena di cartapesta può divenire, per un momento, il rifugio degli uomini miti. Molti ne subiscono il fascino. In tanti guardano al presepe, aspettando un improbabile prodigio. La sera della Vigilia, uniti da un comune sentire, secondo un rito antico, struggente e irrazionale, uomini e donne, grandi e piccini, credenti ed atei si ritrovano lì, dinanzi alla Capanna. A mezzanotte.

9 commenti:

Angela ha detto...

una recensione interessante dettagliata e precisa che getta nuova luce sul teatro eduardiano
insomma un articolo stupendo!

riri ha detto...

Che dire: questo articolo è molto minuzioso, descrive in modo semplice una realtà complessa del vissuto teatrale del Grande Eduardo,indubbiamente una delle Opere più belle "tra il comico ed il drammatico" come quasi tutte le sue Opere.
Come sempre ti rinnovo i miei complimenti. Ho sempre amato il nostro Grande Artista, che resterà sempre nella Storia.
Grazie di avercelo ricordato. :-)

cinzia ha detto...

Molto interessante, leggerei sempre i tuoi articoli! Mi vien voglia di vedere il film.

esmeralda ha detto...

Un'altra grande lezione del nostro prof-guardiano :-) Lol
Che bell'articolo! Sto giusto studiando il teatro del '900.
Ciauuz

Tomaso ha detto...

Cosa potrei aggiungere, quando, da più esperti di me hanno detto quasi tutto,
Aggiungo, bravi entrambi, Nigel è sempre insuperabile, Luca il genio,

Nicola ha detto...

Illustre scrittore mi sono permesso di etichettare il Suo articolo sotto la voce "recenzione", Ella cmq ha facoltà di modificarla, cancellarla o migliorarla, inoltre La pregherei in futuro, se decidesse di continuare a scrivere,di apporre l'etichetta.
Se lo desidera,pubblicherei i suoi scritti su una mia testata giornalistica, in 6 lingue: inglese,tedesco,spagnolo,francese,
cinese e in russo.
L'editore: XXXXXXXXXX
Cordiali saluti.

traccedinchiostro ha detto...

http://www.raccontare.com/tracce/campania/Natale%20in%20casa%20Cupielloant.zip

giusto come ringraziamento per la recensione e come assaggio di una commedia straordinaria scritta da un autore straordinario
grazie guardiano

traccedinchiostro ha detto...

ho visto che il link non è completo nel post
lo trovate comunque qui
http://www.raccontare.com/tracce/campania.htm
evvediamosearrivatuttoillink
uffff
:-)

Il guardiano del faro ha detto...

Ciao, Lella, una simpatica testimonianza audio.
Un abbraccio.