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Il gadget che stava qui è sospeso per 24/48/60 ore.
Stiamo valutando una soluzione alternativa.
Ghe pensi mi, così si espresso il Presidente dell'Isola che ha già riunito un'apposita task force che si concentrerà per trovare la soluzione migliore nel minor tempo possibile.
Nel frattempo nell'Isola c'è agitazione.
Pare esistano forme di vita intelligenti.
Il Presidente è sconvolto dalla raggelante novità.


martedì 16 febbraio 2010

RICORDI DI SCUOLA, prima parte

A 17 anni, nel 1948, conseguii il diploma magistrale, a venti vinsi il Concorso nella provincia di Avellino e fui consacrata maestra elementare.
La mia prima sede fu Quindici di Nola, paese famigerato per la camorra.
Per raggiungerlo ogni mattina dovevo svegliarmi alle cinque: era un sacrificio così grande che decisi di comprarmi una sveglia, per non odiare mia madre che, poverina, mi veniva a chiamare ripetutamente e mi preparava la colazione (due uova sode). Non potendo sopportare il ticchettio della sveglia, però, la mettevo nel corridoio e chiudevo la porta della mia stanza, sicché a svegliarsi era sempre mia madre, che veniva di nuovo a chiamarmi almeno tre volte, prima che mi decidessi a lasciare il caldo delle coperte, e ricominciava l’odio.
Per arrivare a Quindici dal quartiere Vomero dove ci eravamo trasferiti, sempre in un rione di case popolari, dovevo prendere nell’ordine: un autobus, un treno della Circumvesuviana fino a Nola e un pullman fino a Quindici.
Quando arrivavo alla stazione, ne uscivano file di pendolari col fiato fumante per il freddo, d’inverno, e una volta un giovane mi venne incontro, mi bloccò per un istante a braccia aperte, dicendo: - Cu te facesse nu peccato mortale!-
E’ il più bel complimento che mi sia stato fatto!
Salivo nelle carrozze maleodoranti, tiravo giù tutti i finestrini, anche quando faceva freddo, per respirare, dopo poco saliva un gruppo di lavoratori, che dal lunedì al sabato non avevano altro argomento di cui discutere se non la schedina del Totocalcio.
Per fortuna, dopo qualche anno, mi furono compagni di viaggio un gruppo di colleghe e colleghi, simpatici e allegri, anche se troppo spesso ridevano di allusioni pecorecce…
Ce n’era poi una, che incontravo solo al ritorno, una incredibile zitella, una summa di assurdi stereotipi: si premurò di istruirmi che al controllore non bisognava dire né abbonata,(in dialetto sinonimo di scema), né tanto meno:
mensile (che poteva suonare allusione al mestruo femminile!), ma semplicemente mostrare l’abbonamento.
Lungo la linea ferroviaria, dove ora ci sono grovigli di strade case automobili, si aprivano scenari di alberi spettrali nella nebbia invernale, in autunno di alberi di cachi già spogli, ma con i globi solari dei frutti attaccati ai rami, in primavera poi era un tripudio di fiori.
La scuola di Quindici si trovava fuori paese: consisteva in un edificio con il solo piano terra, diviso in stanzoni destinati ad aule, arredati con una lavagna, una cattedra, uno stipetto fatiscente e lunghe panche accostate a lunghi tavolacci, dove si assiepavano una trentina di bambini.
Quando pioveva, bisognava mettere sul pavimento delle buatte (scatole di pomodoro aperte) per raccogliere le gocce di acqua piovana che cadevano dal soffitto: tic, tac…, quasi una tortura cinese, per me.
Se gli alunni avevano bisogno di fare pipì, li mandavamo fuori, nella terra

16 commenti:

Sileno ha detto...

Credo ti sia accreditata almeno un ventennio di troppo.
Dura la vita della pendolare eh?

Luigina ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Caterina ha detto...

Cara R.L.
Amo leggere i tuoi ricordi. Hanno il sapore di vita.
Io prima di cominciare l'universitá, lavoravo per un anno a Budapest in un istituto per i bambini andicappati. Facevo il pendolare (a piedi,treno, tram o autobus)perché la cittadina dove abitavo stava a 32 km dal capitale. Mi hai rievocato quei tempi.
Grazie e bacini

Luigina ha detto...

Non un ventennio, ma un decennio di troppo credo proprio di sì, secondo i miei calcoli. Comunque credo che in molte scuole pubbliche oggi la situazione non sia molto migliorata cara R.L. Non so se hai visto la trasmissione di Presa Diretta su Rai3 domenica dal titolo "La scuola fallita"

marcella candido cianchetti ha detto...

non sò dirti delle statuette che ho visto certo giacometti mi sà a copiato,, è un mistero irrisolto x quella etrusca non essendo risolta la loro provenienza, comunque resta di una modernitàstrabiliante. belloil tuoracconto, ma il vomero non è un quartiere abbastanza ricco oè cambiato negli anni ,? bella quella delle buatte buona giornata pendolare vasilli

Gabry ha detto...

Uno spaccato di vita del dopoguerra, quando il nulla era già qualcosa e il poter andare a scuola era l'unico mezzo per cambiare la propria condizione.

Un saluto ed un abbraccio a tutti!

pierangela ha detto...

ciao buona giornata.
baci

Pupottina ha detto...

eh, la scuola! quanti ricordi, positivi e negativi, ma sempre dando il meglio di noi ed immaginando a tratti il futuro che ci aspettava...

Pupottina ha detto...

ciao riri, scusa l'assenza. sto bene, soltanto che per i prossimi tre mesi avrò impegni lavorativi aggiunti ed essere anche Pupottina, oltre a me stessa nella vita reale, sarà difficile... però io non ci rinuncio alla mia doppia identità...
un abbraccio
^________^

Lina-solopoesie ha detto...

Riri
Buon giorno ...
Anche oggi il tempo e bruttissimo .. ... Peccato perchè il mercoledì abbiamo il mercato settimanale e non credo che si faccia ...peccato!!io andrò lo stesso , per vedere se almeno queilli della frutta ci sono intanto buongiorno a te!!!!

Nonostannte il tempo che non mi è favorevole il mio saluto è sempre ricco di speranze che ad ogni ora svaniscono fino ad arrivare a sera per riempirla di sogni che spero si possano prima o poi realizzare...

UN BACIO, CIAOOOOOOOO ... LINA

marcella candido cianchetti ha detto...

buoniorno con caffetuccioe vasilli

Renata ha detto...

Ma va ! Ho già finito !
Che meraviglia correre con te all'indietro nel tempo ! Racconta cara Riri, racconta!
Sei davvero capace di irretire il lettore che partecipa con gioia. avanti...avanti... e, grazie. muccina

Renata ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Renata ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Clelia ha detto...

Leggendo ho vissuto con te ogni attimo, dalla sveglia che ticchetta alle gocce di pioggia sui cartoni... Non deve essere stato facile

attendiamo la parte 2

Clelia

Milo ha detto...

R.L. o Riri?

Ancora non ho capito...
Comunque complimenti per il bellissimo affresco dell'Italia di quel tempo che a dire il vero (a parte alcuni piccoli particolari) mi sembra ancora attuale!

Bellissima la storia della sveglia che per il suo tic-tac fastidioso veniva relegata in corridoio!
E la povera mamma che... sempre a lei toccava comunque l'ingrato compito!

Divertenti gli insegnamenti della zitella (no a "abbonata" e "mensile"!!) e le "buatte" per l'acqua piovana in classe! Non mi stupirei se anche oggi...

;)

Un bacione!