Una finestra sul Mondo

Arte - L'immagine del giorno

Astronomia - Un'immagine al giorno



Il gadget che stava qui è sospeso per 24/48/60 ore.
Stiamo valutando una soluzione alternativa.
Ghe pensi mi, così si espresso il Presidente dell'Isola che ha già riunito un'apposita task force che si concentrerà per trovare la soluzione migliore nel minor tempo possibile.
Nel frattempo nell'Isola c'è agitazione.
Pare esistano forme di vita intelligenti.
Il Presidente è sconvolto dalla raggelante novità.


giovedì 2 settembre 2010

TUTTI A BERLINO...


Io sto qui, ai piedi delle porte di Brandeburgo, monumento allineato nell'asse che attraversa Berlino da Est a Ovest, e che ha simbolizzato e simbolizza sequenzialmente la potenza dell'impero prussiano, la divisione dell'Europa (il muro di Berlino passava a suoi piedi) e ora la riunificazione....
Non conosco Berlino, è la prima volta che ci vengo e per arrivarci ho dovuto prendere un aereo a elica per Monaco (eh sì, ne esistono ancora...) e poi un lufthansa monaco - berlino (che manco una pizzetta ci hanno dato, si vede che le compagnie aeree stanno in crisi...).
Vabbè mi son rifatto con l'albergo, storico, immenso, bellissimo, esagerato.
Qui la sua una breve sintesi della sua storia (tratto da http://viaggi.ciao.it):

"Ricordate la scena del film CABARET in cui Liza Minelli, che fa la parte di Sally Bowles, si mette in ghingheri con frac e guanti bianchi per andare all'appuntamento con il ricco genitore? L'incontro deve aver luogo a Berlino, e Sally annuncia piena d'entusiasmo: "Beh, io vado all'Adlon!".
Già, l'Adlon… Per molti anni è stato uno degli alberghi più famosi e citati del mondo. Il suo registro degli ospiti sembra il repertorio di tutte le più grandi personalità degli inizi del XX secolo: Enrico Caruso, Charlie Chaplin, Marlene Dietrich, Thomas Mann, Albert Einstein, John D. Rockefeller, Gustav Stresemann. Per citarne solo alcuni.
Durante la seconda guerra mondiale l'Adlon uscì miracolosamente senza un graffio da sotto le bombe d'aereo e di cannone che ridussero Berlino una prateria di macerie. Ma una notte di maggio del 1945, quando ormai le ostilità erano cessate, alcuni soldati sovietici si introdussero nella sua leggendaria cantina per qualche assaggio, e uno di loro probabilmente gettò una sigaretta accesa su una delle numerose casse piene di bottiglie di vino imballate nella paglia. L'incendio distrusse quasi completamente l'albergo.
Il primo giugno 1997, però, l'Hotel Adlon ha riaperto i battenti nello stesso posto di prima: all'angolo di Unter den Linden con la Pariser Platz, a soli cinque minuti di strada a piedi dal Reichstag, l'ex parlamento tedesco. Nonostante siamo passati tanti anni, il nome ha ancora la capacità di accendere una luce d'entusiasmo negli occhi della gente. Esternamente, il nuovo edificio è la copia esatta del vecchio, mentre all'interno è splendente di marmi e caldo di pannelli di legno intarsiato.
L'aveva voluto così il nuovo albergo Lorenz Adlon quando si era lanciato nella rischiosa impresa. Nato nel 1849 a Magonza, Adlon cominciò come apprendista falegname, ma ben presto passò alla ristorazione vendendo all'inizio panini sotto una tenda alle manifestazioni sportive e alle feste popolari. In seguito aprì una locanda. Alla fine degli anni Ottanta del 1800 si trasferì a Berlino, dove diventò comproprietario di un albergo e titolare di un ristorante molto raffinato.
Ma Adlon accarezzava un sogno: Berlino stava diventando una delle capitali del mondo in quegli anni, e aveva bisogno di un albergo della classe del Crillon di Parigi, del Savoy di Londra e del Sacher di Vienna. Dello stesso parere era un suo potentissimo amico, il principe Guglielmo, che nel 1888, a 29 anni, diventò imperatore
Adlon impiegò quasi 20 anni per realizzare quel sogno. Il principale problema furono i soldi. Il progetto costava 20 milioni di marchi oro, una somma astronomica per quei tempi. Benché già milionario, Adlon disponeva solo di un decimo della somma. Il resto lo fece trovare l'imperatore, che convinse i banchieri a fargli credito.
A quel punto Adlon fece le cose senza risparmio: marmo di Carrara per le scale, tappeti persiani acquistati quasi all'ingrosso a Istanbul, legni pregiati dall'Australia. Tutti gli impiegati dell'albergo portavano abiti fatti su misura; le fodere dei cuscini, le tende e le tovaglie del ristorante erano cucite a mano e fatte con stoffe di primissima qualità. Gran parte delle oltre 300 stanze era isolata acusticamente con doppie porte e interruttori che sostituivano i campanelli per chiamare il personale di servizio. C'erano anche il telefono e l'acqua calda corrente.
All'inaugurazione, il 23 ottobre 1907, Adlon diede il benvenuto ai suoi primi ospiti: Guglielmo II e l'imperatrice, insieme con i loro figli e il seguito. L'imperatore fece il giro dell'albergo e in ogni stanza aprì i rubinetti per vedere se davvero ne uscisse acqua calda. Dopo di che punzecchiò per un po' il conte von Zedlidtz und Trutzschler, che era il suo ciambellano, accusandolo di taccagneria perché non voleva attrezzare allo stesso modo il palazzo imperiale. Da quel giorno, ogni volta in visita a Berlino, l'imperatore consigliava all'ospite di prendere alloggio nelle suite dell'Adlon. "Ti ci troverai meglio", diceva, "Il mio palazzo è freddo e pieno di spifferi, e nei bagni non c'è l'acqua calda."
La storia dell'albergo è costellata di aneddoti che riguardano i suoi eccentrici ospiti abituali. Il maragià di Patiala, per esempio, voleva riservato tutto il primo piano per accomodare le sue mogli e i cortigiani, e quando andava via lasciava al personale 40mila marchi di mancia! Carolina Oterò, la Belle Oterò, una ballerina famosa per le sue danze scandalosamente sensuali nel 1914 lavorò al Teatro Wintergarten e alloggiò all'Adlon, dove arrivò con un pappagallo, due cagnolini, una gallina faraona, un gatto siamese, 38 valigie e una cameriera.
Per la sicurezza degli ospiti l'albergo teneva anche dei poliziotti privati che in genere facevano bene il loro lavoro. Si racconta però che nel maggio 1913 la polizia segreta russa e quella tedesca avessero saputo che gli anarchici progettavano di uccidere lo zar Nicola II con una bomba a orologeria piazzata nell'albergo. Per giorni e giorni gli agenti passarono al setaccio l'Adlon e interogavano i dipendenti senza trovare nulla.
Poi, quando ormai mancavano poche ore all'arrivo dello zar, il vicedirettore dell'albergo chiamò Lorenz Adlon nel suo ufficio e con mani tremanti gli consegnò un pacchetto dicendo: "Ecco la bomba". Pare che l'uomo, ricattato da terroristi russi a causa dei suoi debiti di gioco, avesse portato la bomba in albergo dove l'aveva tenuta nascosta per una settimana in cassaforte.
Nel 1921, alla morte di Lorenz Adlon, l'albergo passò a suo figlio Louis che, assieme alla moglie Hedda, seppe renderlo ancora più famoso approfittando del momento che vedeva la Berlino degli anni Venti diventare il crocevia cultural-cosmopolita d'Europa. Famosi autori, registi e musicisti si fermavano ora all'Adlon. Nelle sue memorie Hedda Adlon scrisse che un giorno l'attore Emil Jannings si presentò al bar dell'albergo e raccontò a Louis Adlon i problemi che lui e il regista Josef von Sternberg stavano avendo con il nuovo film L'ANGELO AZZURRO. Tutto era pronto per cominciare le riprese, ma non avevano ancora trovato una protagonista con il temperamento di un "terremoto erotico". Louis Adlon ci pensò su un attimo e poi disse: "Conosco la persona giusta". Procurò a Jannings un biglietto per la varietà dove recitava Marlene Dietrich e, appena la vide, Sternberg la scritturò all'istante. Era nata una stella!
Con i nazisti al potere Berlino subì un cambiamento radicale. Cambiò anche il pubblico dell'Adlon, via via che la luce della cultura si andava spegnendo nella città. Nel bar e nel ristorante dell'albergo si incontravano diplomatici e giornalisti stranieri. Alcuni di loro, come il giornalista radiofonico americano Shirer, poi autore del libro "Ascesa e caduta del Terzo Reich", trasferirono l'ufficio all'Adlon dopo l'invasione tedesca della Polonia, nel settembre del 1939.
Shirer, che rimase a Berlino fino al dicembre 1940, constatò che nemmeno l'Adlon potè sottrarsi al razionamento dei generi alimentari decretato dalle autorità. Al ristorante il cliente porgeva la tessera annonaria al cameriere che, con le forbicine appese al gilet mediante una catenina, ne ritagliava discretamente un tagliando prima di servire il pasto.
Fino alle ultime settimane di guerra, quando l'albergo fungeva anche da ospedale, il personale riuscì a mantenere la tradizione di servizio impeccabile che accompagnava l'Adlon: pasti caldi, lenzuola cambiate tutti i giorni, acqua calda in camera, e luce elettrica garantita dai gruppi elettrogeni di cui si era dotato l'albergo.
Un decennio più tardi Hedda Adlon scrisse nelle sue memorie che molti investitori le avevano offerto di ricostruire l'albergo nell'ex Berlino Ovest o altrove nella Germania Occidentale, ma che lei aveva sempre rifiutato. Aveva detto: "Mi piacerebbe ricostruirlo ma solo quando Berlino non sarà più divisa, e solo dov'era prima.".
È andata proprio così. Il nuovo Adlon, costato 435 milioni di marchi (1997), è ancora più sontuoso del vecchio. La hall è una bomboniera di lusso fatta di pietra arenaria color crema del Giura, rivestimenti in legno di ciliegio, soffitto a volta con cassettoni di stucco e intarsi d'oro. Il tutto sotto una gigantesca cupola di vetro decorata con un fregio in vetro colorato. E alle finestre, tende di damasco dorato. Ci sono di nuovo due giardini invernali con pavimenti di mattonelle di ardesia nera e marmo bianco, in stile mediterraneo, cupole di vetro come lucernari, e gruppi di palme.
Le pareti della grande sala da ballo, in cui possono cenare e danzare circa 400 persone, sono rivestite di legno di ciliegio e lastre di marmo verde di Carrara. Il soffitto della biblioteca è ornato da un affresco barocco, e copie di affreschi pompeiani completi di piccole crepe dipinte per simulare antichità sfoggiano le pareti del ristorante, tempio di prelibatezze. E l'"Adlon bar" è praticamente la copia esatta del suo predecessore: sgabello, sedie e divani rivestiti di cuoio rosso bordeaux, e pareti con pannelli di quercia e tappezzeria di seta e velluto a strisce gialle.
L'albergo ha 326 camere, tra cui due suites presidenziali e 35 suites più piccole, oltre a 40 appartamenti per i clienti di lungo corso.
Il vecchio Adlon era un albergo unico non solo per lo stile, ma anche per l'aggiornamento tecnologico e hanno mantenuto anche questa tradizione. Le camere sono infatti attrezzate con le ultimissime novità in fatto di alta tecnologia. Al centro della hall c'è un'artistica fontana in bronzo. Fino al 1945 si trovava nel Giardino di Goethe dell'albergo. Nel 1994, durante gli scavi, alcuni operai trovarono tra le macerie pezzi di questa fontana che, restaurata, è tornata a far parte dell'albergo. Dove simboleggiava la rinascita della leggenda dell'Adlon!!"

Diario di D.

16 commenti:

il monticiano ha detto...

Affascinato da questo post sono rimasto letteralmente a bocca aperta mentre lo leggevo.
Sarebbe meraviglioso andare a Berlino e soggiornare anche solo per due giorni e una notte in quel leggendario Hotel Adlon.

Jose_Kunita ha detto...

CIAO, BELLA. IO SONO MIRANDO IL TUO BLOG (PERDONA MI MAL ITALIANO) TE INVITO A CHE ME VISITES EN "VERSOS NEGROS" IO CREDO CHE TI PIACERÓ. SIGO MIRANDO. LUEGO TE CUENTO. BAGGIO.

Gabry ha detto...

Leggendo questo bellissimo post pieno di aneddotti e particolari interessantissimi ho fatto un bel tuffo nella storia e nello sfarzo di quei tempi... singolare l'aneddoto dell'imperatore Guglielmo II...
Non sono mai stata a Berlino ma
ora questa città con l'Hotel Adlon hanno stuzzicato la mia curiosità e vorrei poter vedere di persona quanto appreso da questi appunti di viaggio.

Un saluto a tutti e buona giornata!

giardigno65 ha detto...

e di corsa !

Pupottina ha detto...

ciao riri
c'è chi lavora e chi pensa a divertirsi ... eheheheheh
io ho un diavolo per capello invece... ho internet che funziona a saltelli ... riesco a mala pena a loggarmi che già cade la linea e mi tocca vercare di ripristinarla... ci riesco per appena 5 minuti e già se ne va di nuovo .... sono furiosa ...e odio la tecnologia ... lo vorrei gridare a pieni polmoni ...uffaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

Spes ha detto...

Tutte le persone che ci sono state mi hanno detto che Berlino è bellissima :)
Metterò in progetto questo viaggio e magari (finanze permettendo) anche di alloggiare all'Adlon!

Un bacione.

Caterina ha detto...

É molto interessante leggere queste storie storiche. Io non sono mai stata a Berlino. Hotel Adlon puó essere un posto particolarmente bello che ha "l'atmosfera ". Vi accompagno volentieri in quella cittá che nascone tante sorprese.
Baci

Pietro ha detto...

Ciao Riri, molto interessante e affascinante questo post!
Buon viaggio :-)

Luigina ha detto...

Grazie rirì di averci reso partecipe di questo diario di viaggio del tuo figliolo, veramente molto interessante e ricco di particolari curiosi. Giusto il tuo orgoglio di mamma. Un abbraccio

Milo ha detto...

Ciao Riri!

Post affascinante e istruttivo al tempo stesso!
Certo che i grandi alberghi storici hanno il loro fascino e le loro leggende... E perché no? I loro fantasmi! Brrr...
Chi non ricorda il leggendario (quanto fasullo) Overlook Hotel di Shining?
Pensa che Magnus e Bonvi (sì, proprio loro, gli autori di Kriminal, Satanik, Alan Ford-TNT uno e Sturmtruppen l'altro tanto per dirne alcune delle loro opere) quando soggiornarono alla "Locanda del Gallo" sull'Appenino ToscoEmiliano e dove Magnus morì, si erano procurati due tricicli e giravano per i corridoi vuoti gridando "Daaai!!! Facciamo Shining!" Mitici!!! E una lacrima-sorriso per loro!

Come sono arrivato fin qua? Boh?... Parlando di alberghi...

So' fuso! Un bacione per due a voi due dai "fandanghi" !!!

:D :D :D

marcella candido cianchetti ha detto...

bellissimo tour, pensa ho gironzolato tanto ma non conosco ne berlino ne parigi t'è piaciuta? buon w-end con vasilli

pierangela ha detto...

Ciao carissimi, sono rientrata ma solo per una settimana. La mamma su in montagna ha recuperato molto dopo l'intervento.
vi auguro buon weekend



ps: teo ha imparato altre parole e invece di dire montagna dice gnagna è proprio buffo.

pulvigiu ha detto...

Buon fine settimana ed un abbraccio da Verona.

Ciao da Giuseppe.

Daniel ha detto...

Amo sempre leggere di viaggi.
Grazie Riri per averlo condiviso qui. Purtroppo non sono mai stato a Berlino... ma vorrei andarci presto..
un forte abbraccio
Daniel

marcella candido cianchetti ha detto...

buona domenica con vasilli

ultimobandito ha detto...

Tutti dicono che Berlino sia bella.
Un albergo... è un albergo.