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Il gadget che stava qui è sospeso per 24/48/60 ore.
Stiamo valutando una soluzione alternativa.
Ghe pensi mi, così si espresso il Presidente dell'Isola che ha già riunito un'apposita task force che si concentrerà per trovare la soluzione migliore nel minor tempo possibile.
Nel frattempo nell'Isola c'è agitazione.
Pare esistano forme di vita intelligenti.
Il Presidente è sconvolto dalla raggelante novità.


sabato 20 febbraio 2010

RICORDI DI SCUOLA, terza parte

Quadrelle era allora un comune molto povero. La scuola elementare era alloggiata in alcune stanze del Municipio; c’era una bidella, una specie di cavernicola, di età indefinibile, sporca e maleodorante, che la mattina sortiva dal suo antro, dove conviveva con cani gatti e galline, e veniva a versare l’inchiostro nei calamai da una specie di caffettiera: se si sporcava le mani, se le passava sulle ciocche grigie che le contornavano il volto rugoso.
Per raggiungere Quadrelle, stessa via crucis la mattina: in pullman fino alla stazione della Circumvesuviana, treno fino a Baiano e poi un lungo tratto a piedi. Quando lasciavo la strada principale e imboccavo quella che conduceva al paese, trovavo un gruppetto di alunni che mi erano venuti incontro e che in primavera mi insegnarono a distinguere gli alberi fioriti: i peschi, i ciliegi, i mandorli…
All’inizio, quando passavo tra i banchi mentre facevo il dettato e mi curvavo su qualcuno per vedere come stava scrivendo, lo vedevo scattare col braccio piegato a difesa del viso, come per scansare uno schiaffo e solo lentamente i bambini capirono che le mie intenzioni erano pacifiche e che magari volevo solo fargli una carezza.
In prima elementare c’erano due bambini molto intelligenti, che impararono subito a leggere e a scrivere: il maschietto, perché aveva il padre emigrato in Germania e voleva poterne leggere le lettere e scrivergli, essendo sua madre analfabeta, la bambina per interesse spontaneo. Quando la mattina entravo in classe, lei mi volava in braccio e si metteva a carezzare le mie calze di nylon, che dovevano sembrarle la quintessenza dell’eleganza, dato che sua madre era una povera stracciona, che vedevo a volte spingere faticosamente una carriola carica di ossa di maiale, prese al salumificio e destinate al saponificio del paese vicino.
Un giorno il bambino mi portò una carta geografica unta e bisunta, che si era procurato chissà come e mi disse: - se io sto qua e il mio papà lì (a Francoforte), è vicino, perché non ci posso andare? -
Dovetti disilluderlo spiegandogli il mistero delle carte geografiche in scala.
Un altro bambino mi portò un disegno di un bellissimo cavallo dipinto di blu e mi chiese timidamente se mi piaceva. Gli assicurai che era bellissimo. Mi guardò sospettoso: - Mio padre mi ha detto: Scemo, hai mai visto un cavallo blu? -
- Ma il tuo non è un cavallo vero, è un cavallo di fantasia e può avere i colori che vuoi tu.-
Se ne andò rassicurato. Avrà dipinto nella sua vita altri cavalli tutti blu?
Un compagno disegnava sempre se stesso che dava la mano al suo fratellino gemello. Ne riempiva i quaderni. Un giorno che incontrai la madre, le chiesi:
- Che classe frequenta il fratellino? Come mai non sono insieme? -
- Ma il fratello gemello è morto che aveva tre anni - rispose lei triste.
Se lo sarà portato con sé tutta la vita, quel fratellino.
Una volta che avevo raccontato come una favola le fasi della lavorazione della lana, dimenticandomi però quella della tintura, un bambino venne a chiedermi:
- Era rossa e blu (così era colorato il suo maglione) la mia pecora? –
Una bambina rachitica, fragile e timida, mi prendeva la mano con la sua manina ossuta, quando uscivamo dalla classe e mi guardava con grandi occhi di un celeste sbiadito, che chiedevano affetto. Era molto diligente.
Quasi alla fine dell’anno scolastico morì, andai a casa sua per un ultimo saluto: l’avevano deposta sul letto con un abito bianco, la faccina smunta, sembrava ancora più piccola. La sua casa era un antro buio, vidi la pietra accanto al camino dove si faceva i compiti.
Una donna, che mi vide piangere, mi disse: - Signurì, che chiagnite affà, è stato meglio accussì, c’‘a vita è già ‘na faticata pe chi sta bbuono…-(è inutile piangere, è stato meglio così, dato che la vita è già faticosa per chi sta bene)
L’anno seguente, in seconda, accadde un fatto orribile: uno dei miei alunni più bravi e sensibili una sera gettò, per gioco, un forcone per il fieno dall’alto di una scala. Era buio e, disgraziatamente, rimase infilzato un bambino piccolo che si trovava giù nel cortile e che ne morì.
La mattina dopo trovai il paese e la mia classe in subbuglio: il mio alunno era stato portato al riformatorio di Napoli, dove andai poi a trovarlo e, a vedere la sua aria smarrita e come mi stringeva nell’abbraccio, piansi a lungo quando me ne andai.
Anni dopo seppi che, siccome si era dimostrato bravo e capace, era stato mandato in un collegio dei Frati Camaldolesi, per continuare gli studi e che non poteva più mettere piede in paese, perché i parenti della sua piccola vittima involontaria, incontrandolo, lo insultavano pesantemente, furenti che quel delitto
fosse stato la sua fortuna, permettendogli di continuare gli studi e di aprirsi un futuro migliore!
Terza, quarta, quinta classe…Gli alunni mi amavano, alcuni mi portavano per regalo due ciliegie strette nelle manine sporche, io li ricambiavo con scatole di pastelli colorati, versati in una scatola di cartone più grande, rigorosamente proprietà comune.
Alcuni ripetenti mi dicevano contenti: - Signurì, mo ammo capito! (Maestra, adesso abbiamo capito!) e mi raccontavano che la maestra precedente, soprannominata Bovolone, dalla marca di biscotti che si faceva comprare dai bambini per fare colazione, in classe si faceva pulire ‘e friarielli (broccoli) dalle bambine, trascurando forse con troppa disinvoltura la cura della classe.
Per prepararmi agli esami universitari (frequentavo la facoltà di Pedagogia al Magistero di Napoli) mi fermavo anche per mesi interi in paese, a casa della macellaia, che mi ospitava in una cameretta, dove la sera per riscaldarmi accendevo il braciere.
Per lavarmi avevo a disposizione una bacinella e una brocca di acqua gelida: l’acqua sporca dovevo poi buttarla in cortile.
A tavola mangiavo con la famiglia della mia ospite, composta da lei, il marito e due figlie.
Mangiavano tutti nello stesso grande piatto messo al centro della tavola, solo io avevo un piatto a parte.
La macellaia si lamentava dei reumatismi: allora la carne si conservava in frigoriferi rudimentali, dove lei doveva introdurre grossi blocchi di ghiaccio, reggendoli in braccio, a contatto del corpo.
Il marito la sera mi raccontava lungamente dell’esecuzione di Sacco e Vanzetti
e delle centinaia di italiani, tra i quali anche lui, che erano sfilati nei cortei di protesta e durante i funerali.

giovedì 18 febbraio 2010

RICORDI DI SCUOLA, seconda parte

(campagna incolta) che circondava l’edificio; per noi maestri c’era uno stanzino con un buco scavato sul pavimento, sul quale bisognava accovacciarsi in equilibrio instabile, almeno noi donne: io evitavo strenuamente di ricorrervi e resistevo fino al ritorno alla stazione della Circumvesuviana…
C’era tra di noi una maestra toscana, che aveva sposato un avvocato del posto, partigiano fuggiasco durante la guerra, ospitato all’epoca dalla sua famiglia. Aveva bisogno spesso di quella specie di bùgnolo, perché era incinta e a volte piangeva per il disagio: io pensavo che, se avesse potuto immaginare dove sarebbe andata a finire, il partigiano, invece di farci l’amore, lo avrebbe consegnato ai tedeschi.
L’impatto con la mentalità provinciale a volte mi riempiva di sgomento: una maestra, la più anziana del gruppo, ci tenne a raccontarmi la storia di una sua figlia minorenne (allora si diventava maggiorenni a 21 anni), che se ne era fuiuta col fidanzato,osteggiato dalla sua famiglia per motivi di interesse, a Napoli. Durante una passeggiata in barca i due giovani, in seguito non s’era mai capito bene a quali manovre, erano caduti in acqua ed erano annegati. Quello che mi colpì e mi straniò fu il fatto che la madre, nel raccontarmi la disgrazia, non mostrò nessuna commozione per la grave perdita della giovane figlia, ma ostentò solo un grande orgoglio perché la ragazza, all’autopsia, era risultata intatta, vergine!
Un collega, che non doveva avere molto più di quarant’anni, così mi espose la sua filosofia di vita:
- Signurì (era l’appellativo dato allora alle maestre nel meridione, mentre i maschi erano prufessò ) je ‘a notte vott’a fa juorno, e ‘o juorno vott’a fa notte, che tradotto in italiano sarebbe: di notte aspetto che si faccia giorno e di giorno aspetto che si faccia notte, ma senza rendere quella desolata rassegnazione racchiusa in quel votto (spingo) -
Un giovane supplente mi faceva la corte, ma era così rozzo, poverino, che mai l’avrei preso in considerazione. Per un periodo mi assegnarono al turno di pomeriggio, quando uscivo dalla scuola era già scuro, e bisognava aspettare più di un’ora il pullman per Nola, per fortuna venne in mio soccorso il fratello maggiore del supplente, uno studente di legge un tantino più civilino, che mi accompagnava a Nola con la lambretta. Mi fece anche lui la dichiarazione (d’amore) e al mio stupore: - Ma lo sa che si è già dichiarato suo fratello? - mi sparò: - Ubi maior, minor cessat - e aggiunse: - Comunque avremmo piacere che lei entrasse nella nostra famiglia -
- Giesù - commentò mia madre, quando glielo raccontai - e quant’ate uommene ce stanno int’a chesta famiglia? Lassalo perdere!- (Gesù, e quanti altri uomini ci sono in questa famiglia? Lascialo perdere!)
Meno male che il turno di pomeriggio durò poche settimane!
Il terzo pretendente era il figlio di un pasticciere in odore di camorra e naturalmente non gli detti retta. Una mattina la decana (quella della figlia morta a mare) mi riferì agitatissima che aveva sentito parlare del mio rapimento! Non so perché, la cosa mi fece ridere e risposi spavaldamente che comunque mi sarei comportata come Franca Viola, l’eroina del nostro nascente timido femminismo.
Durante l’estate conobbi un giovane intellettuale napoletano, aspirante critico cinematografico, ci innamorammo e questo mi permise di ricominciare l’anno scolastico con più grinta: intanto mi ero trasferita in un altro comune dell’avellinese, Quadrelle,, prossimo a quel Mugnano del Cardinale, dove imperversava il culto di Santa Filomena, che poi si scoprì non essere mai esistita, ma solo ipotizzata in base a una lapide mal interpretata!

martedì 16 febbraio 2010

RICORDI DI SCUOLA, prima parte

A 17 anni, nel 1948, conseguii il diploma magistrale, a venti vinsi il Concorso nella provincia di Avellino e fui consacrata maestra elementare.
La mia prima sede fu Quindici di Nola, paese famigerato per la camorra.
Per raggiungerlo ogni mattina dovevo svegliarmi alle cinque: era un sacrificio così grande che decisi di comprarmi una sveglia, per non odiare mia madre che, poverina, mi veniva a chiamare ripetutamente e mi preparava la colazione (due uova sode). Non potendo sopportare il ticchettio della sveglia, però, la mettevo nel corridoio e chiudevo la porta della mia stanza, sicché a svegliarsi era sempre mia madre, che veniva di nuovo a chiamarmi almeno tre volte, prima che mi decidessi a lasciare il caldo delle coperte, e ricominciava l’odio.
Per arrivare a Quindici dal quartiere Vomero dove ci eravamo trasferiti, sempre in un rione di case popolari, dovevo prendere nell’ordine: un autobus, un treno della Circumvesuviana fino a Nola e un pullman fino a Quindici.
Quando arrivavo alla stazione, ne uscivano file di pendolari col fiato fumante per il freddo, d’inverno, e una volta un giovane mi venne incontro, mi bloccò per un istante a braccia aperte, dicendo: - Cu te facesse nu peccato mortale!-
E’ il più bel complimento che mi sia stato fatto!
Salivo nelle carrozze maleodoranti, tiravo giù tutti i finestrini, anche quando faceva freddo, per respirare, dopo poco saliva un gruppo di lavoratori, che dal lunedì al sabato non avevano altro argomento di cui discutere se non la schedina del Totocalcio.
Per fortuna, dopo qualche anno, mi furono compagni di viaggio un gruppo di colleghe e colleghi, simpatici e allegri, anche se troppo spesso ridevano di allusioni pecorecce…
Ce n’era poi una, che incontravo solo al ritorno, una incredibile zitella, una summa di assurdi stereotipi: si premurò di istruirmi che al controllore non bisognava dire né abbonata,(in dialetto sinonimo di scema), né tanto meno:
mensile (che poteva suonare allusione al mestruo femminile!), ma semplicemente mostrare l’abbonamento.
Lungo la linea ferroviaria, dove ora ci sono grovigli di strade case automobili, si aprivano scenari di alberi spettrali nella nebbia invernale, in autunno di alberi di cachi già spogli, ma con i globi solari dei frutti attaccati ai rami, in primavera poi era un tripudio di fiori.
La scuola di Quindici si trovava fuori paese: consisteva in un edificio con il solo piano terra, diviso in stanzoni destinati ad aule, arredati con una lavagna, una cattedra, uno stipetto fatiscente e lunghe panche accostate a lunghi tavolacci, dove si assiepavano una trentina di bambini.
Quando pioveva, bisognava mettere sul pavimento delle buatte (scatole di pomodoro aperte) per raccogliere le gocce di acqua piovana che cadevano dal soffitto: tic, tac…, quasi una tortura cinese, per me.
Se gli alunni avevano bisogno di fare pipì, li mandavamo fuori, nella terra

giovedì 11 febbraio 2010

LEGGENDO L'ode marittima di Alvaro de Campos (eteronimo di Fernando Pessoa)

Leggo i versi del poeta e sento
un urlo nel petto
come quando guardai da vicino
la Gioconda, nella ressa
dei turisti ammutoliti
e mi ruppe dentro la certezza
che non si poteva superare quel limite:
oltre l'Oltre non potevano esserci
che lo stesso silenzio e lo stesso mistero...
Così l'Ode Marittima segna l'orizzonte
d'ogni struggimento di Lontananze
nel grido del marinaio inglese
l'eco d'ogni possibile NOSTALGIA...

sabato 6 febbraio 2010

LE ROI.........OTTOBRE 1973 nono punto

Mi risvegliai dall'abbraccio felice come non mai, era stato bellissimo e concordammo che l'avremmo ripetuto nel fine settimana...Le proposi di andare al casinò di Saint Vincent ( visto che mi era ancora rimasto un piccolo tesoro della vincita al poker), era una giornata di sole e ci avviammo. Il paesaggio verso la Valle d'Aosta era stupendo; attraversammo un bel tratto di luoghi pieni di sorgenti e bellissima vegetazione, prima di uscire dal casello autostradale intravedemmo il casinò illuminato come un fuoco artificiale, entrando nelle sale da gioco lei mi confessò con un sorriso un pò timido che per era la prima volta che visitava uno "splendore" del genere. La feci accomodare ad un tavolo della roulette ed incominciai a puntare sui vicini dello zero. In quel momento il ticchettio di quella pallottolla d'avorio che girava sul quadrante della ruota mi eccitava inconsapevolmente, mentre osservavo alcuni giocatori incalliti intenti ai loro riti : c'era chi si allontanava dal tavolo prima che la pallina si posasse sul loro numero, chi si riavvicinava furtivamente otturandosi le orecchie solo per il gusto di vedere dove si era fermata la pallina ed altri sghignazzavano copiosamente per la soddisfazione di giocare. Persi le prime puntate ed in me calava la fiducia sapendo che la roulette non era il poker, bensì una macchina che aveva dei vantaggi numerici nei miei confronti. Allora incrociai le dita e mi affidai alla fortuna fin quando quella deliziosa pallottola si posò due o tre volte consecutive sui miei numeri, a quel punto appoggiai le mie labbra sulla fronte della mia ragazza e l'invitai a cena al night. Fu una bellissima serata e le bollicine dello champagne bevuto mi dettero il coraggio di chiederle di pernottare nell'hotel insieme a me...

mercoledì 3 febbraio 2010

giovedì 28 gennaio 2010

Papà ed io




Come eravamo...

martedì 26 gennaio 2010

CANTO A MARIA

Ho desiderato appropriarmi
della tua anima
conquistarla
alla mia follia, sogni
utopie radicale
malessere.
Mi hanno fermato
il tuo occhio limpido
il riso di cristallo
la tua voce d'argento.
Per te mi sono nascosta
fingendo saggezza e verità:
per darti giorni
di calma luce e ali
di rondine ai tuoi desideri.
R.L.

In questi giorni, per la felicità di tutti ed in particolare della bisnonna R.L., è nato Marcello!!:-) Sembrava poco tempo fa, quando la piccola Maria, ora una bellissima donna, giocava con lei nella sua casa che luccicava di luci, gridolini e sorrisi. Oggi lei è mamma ed ha portato ancora una volta una ventata di freschezza, di vita, d'amore...

sabato 23 gennaio 2010

LE ROI.........OTTOBRE 1973 ottavo punto

Ero al night, mi avviai verso il banco del bar ed ordinai da bere immerso in una dolce melodia musicale, mentre sorseggiavo la bevanda sentii una mano femminile appoggiarsi tra i miei capelli, lei mi disse che andava nel camerino a prepararsi per lo spettacolo e dopo le avrebbe fatto piacere bere in mia compagnia. Mi sentii come un attore in un film, la fissai negli occhi ed annuii, mi rispose che mi avrebbe fatto accompagnare al suo tavolo preferito, ai bordi della pista da ballo, dove si esibivano gli artisti.Il mio amico se ne andò ad un tavolo di conoscenti ed io venni invitato da un signore distinto ad accomodarmi al tavolo tanto desiderato e mi fu spiegato che tanti anni prima lì si erano seduti illustri personaggi, tra cui un re, ospite a Torino. Lei chiuse lo spettacolo con una danza sulle punte sfiorandomi il viso con le mani mentre si esibiva.
Finalmente mi raggiunse e chiese di festeggiare il nostro incontro con champagne e caviale, pensai che era arrivata l'ora di provare questo nettare da me sconosciuto. Ordinai il tutto, la notte passò in fretta e solo all'uscita, con l'aria fredda dell'alba che mi avvolse, ritornai nel mio mondo e verso casa, dopo averla accompagnata all'hotel presso cui alloggiava.
All'improvviso mi ritrovai con la vincita a poker dimezzata di molto ed al turno di notte in fabbrica che si avvicinava, realizzando che era ancora venerdi. Decisi di stare ancora un pò sveglio per telefonare alla ragazza conosciuta in discoteca; mi rispose l'amica e me la passò, così finalmente le chiesi di incontrarci il giorno dopo. Nel pomeriggio del sabato passai a prenderla, senza dire una sola parola l'abbracciai, il suo viso era sempre più bello e le sue dita mi sfioravano la schiena...

mercoledì 20 gennaio 2010

IL MIO CANE HA 15 ANNI :-)



Oggi Poker compie 15 anni, sembra ieri, quando è arrivato a casa, piccolo, indifeso, amato subito. Non sapevo cosa significasse avere un piccolo animale domestico, non ne avevo avuto il tempo, il modo di rapportarmi ad un evento così rivoluzionario...Sì, perchè il mio Poker mi ha cambiato la vita e mi ha fatto cambiare i divani:-) Se mi vede allegra e sorridente è come se mi sorridesse, mi capisse e partecipasse alla mia gioia...così come quando sono un pò triste (capita ogni tanto), allora lui è lì che vuole essere coccolato, mi salta in braccio e mi lecca le mani e le ferite. Pensavo fosse difficile, invece tutto è andato così..come la natura vuole, lui fa parte della nostra famiglia e ne è un membro, con tutto quel che ne consegue. I suoi fratellini di cucciolata non ci sono più, da tempo, affidati a persone che non hanno molto amore per le "bestie", ma io mi chiedo ancora oggi chi è l'uomo e chi la bestia, come nella "Fattoria degli animali". L'uomo dimentica, accantona, ferisce, colpisce, manca di sensibilità ed altruismo (in generale, per fortuna non sono tutti così):-), ma un animaletto come il nostro sa solo donare, con semplicità ed amore senza accusare, senza giudicare, se sei folle o sano, ferito, ricco o povero ti ama così come sei e chiede solo di starti accanto...mi auguro, tutti noi ci auguriamo che ci sia ancora per tanto tempo perchè con lui abbiamo imparato ad avere pazienza e lui ci ha donato l'amore più puro, difficile da spiegare per chi non ama gli animali od a stento li "sopporta", bisogna solo provare e credetemi è proprio così..l'amore di un Poker dura tutta la vita, è per sempre, senza essere un diamante, ma un gioiello prezioso che non si indossa, che si accudisce, che semplicemente si ama.
Grazie Poker, ti voglio bene.

domenica 17 gennaio 2010

BINARIO 9...ELISA o la vera vita:-)

Il treno era già lì, fermo in attesa, noi stretti in un abbraccio forte, fatto di emozioni, di ricordi, di fanciullezza rubata, di sogni disattesi, di maturità, momenti di commozione, come quasi un addio....E' solo un arrivederci, ci separa un'Italia quasi intera, ci avvicina il bene che è in noi, che resterà tale, nonostante le tempeste della vita.
I giorni trascorsi qui a Torino per Elisa, ormai quasi verso casa, saranno un bel ricordo, con cui camminerà abbracciata..Noi siamo tutti cresciuti, insieme, anche se da lontano, lei è stata per me come una sorella minore, ci siamo capite, senza tante parole, siamo andate a spasso in giro, da sole, con il fratellone con i nostri amici che sono diventati anche i suoi. Sì, perchè lei sa farsi voler bene, è una donna semplice, vissuta lontana dalle grandi città, che a volte induriscono i cuori, dove è difficile essere più se stessi, più genuini. Lei ci ha portato una ventata del nostro amato e martoriato sud, i profumi dei limoni, il gusto dei dolcetti tipici, i "frutti" della nostra terra la cui lontananza a volte fa male, come adesso, che un pezzo della nostra anima è andata via..Con lei siamo stati bene, abbiamo riso, chiacchierato,girovagato, la sua vacanza è finita, resta il nostro legame ed ora che scrivo sento ancora la sua risata vagare nell'aria, il suo abbraccio...

mercoledì 13 gennaio 2010

A cosa serve una web cam a 3000 metri di altezza ?



A poter ammirare, dal vivo, spettacoli come questo !

domenica 10 gennaio 2010

E' ARRIVATA LA BEFANA....ELISA :-)




Finalmente è arrivata la sorella di Nicola, la più amata, la più attesa...dal profondo sud al binario 9, stranamente il treno aveva solo 10' di ritardo. Dopo 10 ore di viaggio il fratellone è salito a prendere le valigie, una era piena di: mustaccioli, noccioline, dolcetti e regali per tutti, grandi e piccoli. Eravamo emozionati, perchè non ci si vedeva da 5 anni, ma siamo sempre rimasti in contatto...
All'alba del giorno dopo la nostra prima escursione al mercato, sono rimasta sorpresa, perchè pensavo di conoscere tutti i tipi di pesce, invece ho scoperto un pesce nuovo, Elisa lo chiama "mazzone", in piemontese è difficile da scrivere, ritornate a casa si è data alla cucina per prepararci dei piatti nuovi ed appetitosi:-) Nicola si leccava i baffi, poker era sotto il tavolo in attesa di un pesciolino fritto, il boss commosso ha mangiato fino alle lacrime:-) Lei resterà con noi un bel pò di giorni e sto imparando piatti nuovi da preparare. Elisa oltre ad essere un'ottima cuoca ha tantissime altre risorse:-), manda un caro saluto a tutti , ma proprio a tutti:-)

giovedì 7 gennaio 2010

LE ROI.........OTTOBRE 1973 settimo punto

Dopo un pò S. ed io ci dirigemmo verso il cortile della fabbrica, era prevista un'assemblea dei lavoratori ed alla fine decidemmo di scioperare il giovedi..Questo episodio mi riportò nel passato quando da ragazzino lavoravo in una piccola officina di pulitura e cromatura dei metalli, avevo quasi 13 anni ed a casa tornavo con i pantaloni bruciati dagli acidi e la faccia nera della polvere dei metalli..Quel giorno a Torino erano tempi di congiuntura ed il padrone mi disse di restarmene a casa, allora mi luccicarono gli occhi per le lacrime represse e mi stavo avviando tristemente verso l'uscita quando mi sentii chiamare a gran voce dalla compagna del datore di lavoro, mi disse che per un certo periodo avrei potuto continuare la mia opera sistemando l'officina per produrre quel poco che c'era da fare, però sarei stato pagato in economia (allora, in nero, guadagnavo più di un operaio della fiat). Arrossii nel sentire questa proposta perchè lei era una bellissima femmina ed io la guardavo spesso, soprattutto quando stendeva la biancheria intima, perchè abitava al piano superiore del capannone...
Ritornando alla fiat, subito dopo l'uscita cominciai a pensare alla ragazza che mi aveva colpito ed al perchè non mi telefonasse, nello stesso tempo mi ripromisi di non fare il primo passo, aspettando un suo segnale. Arrivò il giorno dello sciopero e me ne andai al bar con un vestito nuovo comprato con la vincita a poker, visto che quella notte non si giocava a carte un mio amico m'invitò ad accompagnarlo al night club, preso dalla curiosità ci andai volentieri. Fui accolto con entusiasmo da bellissime artiste molto giovani, perchè ero in ottima forma e con il portafoglio pieno...

domenica 3 gennaio 2010

A ITRI

Nel dormiveglia
voci ancestrali ti soccorrono
di cicale d’uccelli
stormire sommesso di rami
ti avviano a morbide réveries,
ma ecco il rombo
di una motocicletta sulla strada
frantuma la pace
della collina assolata
gonfia d’ulivi impavidi
al vento di primavera,
ti riconsegna al tuo oggi
di angosce
ai tuoi sussulti e collere
di gramo animale
metropolitano.